Identità e Comunità, la forza di un brand

Fino a qualche tempo fa, spero non accada più, ogni aspetto di un progetto digitale e non solo era elaborato a parte e per suo conto. Il Business Plan, se c’era, il brand (quasi sempre un marchio… un disegno), il design del sito (qualche volta riprendente i colori del logo o poco più), il content […]

Digital Strategies: Consulenti e Azienda, la sinergia è indispensabile

Se c’è una cosa di cui si lamentano e le aziende e i consulenti, quando si parla di digital strategies è che ognuna va per conto suo. L’azienda continua la sua vita come se nulla fosse, i consulenti provano a mendicare informazioni dal management o da chiunque possa fare una “soffiata” su ciò che l’azienda […]

Oggi parliamo di traffico

No, non voglio annoiarvi con questioni legate all’utilizzo o meno dell’automobile e dei mezzi pubblici, ma  vorrei provare a definire il traffico web che può interessare un sito internet o un e-commerce. In primo luogo possiamo dire che un sito può essere investito da quello che si definisce “Traffico naturale” Molto importante nel tempo il […]

Perché è importante pubblicare e diffondere article marketing ? Due concetti: SEO e reputazione on line.

Se i contenuti hanno sempre più importanza e valenza per guadagnare visibilità web, acquista sempre più valore quella visibilità che ciascuno di noi riesce a conquistarsi attraverso la pubblicazione di articoli e post che fanno riferimento a noi o per argomento trattato o per link che rimandano ai nostri siti e canali web. Se vogliamo […]

2016, l’anno della politica “strana” e della “colpa” dei “Social”

Si chiude un anno nel quale di cose ne sono successe. Non starò qui a fare la disamina dell’intero anno, ma certamente voglio focalizzarmi su tre aspetti e tre avvenimenti politici molto importanti: la Brexit, la vittoria di Trump,  la sconfitta del SI e di Renzi nel referendum costituzionale.

In alcune disamine veloci e superficiali di questi avvenimenti qualcuno ha detto che è stata colpa dei “social”, del fatto che sui social si disinformi, che il populismo cavalchi la rete e condizioni pesantemente i cittadini facendoli “sbagliare” nel voto.

Partiamo dalla Brexit, l’allora premier inglese Cameron ha puntato sul referendum per rafforzare la sua leadership  e brexitper dimostrare una volta per tutte che i cittadini britannici fossero per l’Europa.

I sondaggi gli davano ragione e  davano per vincente la fazione contraria alla Brexit, ma il risultato referendario ha visto senza ombra di dubbio vincenti i fautori dell’uscita della GB dall’Europa.

Un errore di comunicazione ? Una campagna scorretta e disinformante dei fautori della Brexit ? Trionfo del Populismo e del nazionalismo ?

Forse. Però io credo più nell’incapacità del Governo inglese di comprendere il disagio vissuto dai propri cittadini nel vivere l’Europa in quel momento storico.

Sempre più abbiamo a che fare con politici e partiti non in grado di vivere più in mezzo alla gente, con movimenti che si fidano più del guru di turno, dello stratega, del salotto buono, che delle voci che si ascoltano nelle metropolitane o nelle piazze o da salumiere.

La Clinton, venendo alla vittoria di Trump, non ha saputo interpretare il disagio del cittadino americano medio, trumpnon ha letto le periferie, non ha letto il disagio delle vecchie città industriali, non ha letto la paura dei cittadini verso il futuro.

Trump ha scelto di dire quello che le persone si aspettavano che il futuro presidente dicesse. Ha parlato alle loro pance. Quando un politico, ancor più se “democratico”, non legge più le paure della gente, ma propone ricette, forse giuste, ma non in grado di essere capite, lascia spazio a chi risponde concretamente sia pure con ricette, assolutamente non condivisibili e simil razziste.

Certo Trump dovrà essere in grado di fare ciò che ha detto. Al momento ha corretto sicuramente un po’ il tiro, e una volta alla Casa Bianca forse lo farà ancora di più, ma il dato che voglio far emergere anche qui è che non è il guru della comunicazione che ha fatto vincere o perdere l’uno o l’altro, ma è l’una, in questo caso la Clinton che non è “scesa” tra la gente, non ha capito e non ha letto i bisogni degli americani. E ha perso.

Non sono i social che fanno perdere. Si perde quando si pensa che i social e i media in generale siano sufficienti a vincere. Se la rete virtuale non diventa rete reale, tra la gente, fatta di carne e ossa si perde.

Veniamo all’esempio più vicino a noi, al referendum costituzionale, alla schiacciante vittoria del NO.

Ci sono stati sicuramente errori sostanziali: ad esempio e lo hanno detto tutti, la personalizzazione di Renzi (fatta da lui in primis) del risultato, voleva un plebiscito a suo favore, e l’appiattimento dell’azione di Governo sulla riforma.

Errori strategici, che si è provato a correggere senza alcun risultato.

Poi quell’overdose di comunicazione del Premier in tutte le salse su tutti gli schermi, con sponsorizzate renzieobamasu tutti i social a favore del SI, con personaggi, banche, Confindustria, organizzazioni internazionali e altri schierati per il SI che hanno dato l’impulso definitivo e vincente al NO.

Se un verdetto viene fuori da questo referendum è che occupare tutta la comunicazione non è sufficiente se non c’è chi convintamente, regione per regione, città per città, tra la gente si impegna per raggiungere il risultato.

I Comitati per il SI esistevano, ma erano precettati. I comitati per il NO non avevano mezzi, si moltiplicavano in rete, ma poi facevano centinaia, migliaia di riunioni spontanee per le strade, nei circoli, nei bar, tra la gente appunto.

La grandissima affluenza al voto è il segnale che chi voleva bloccare quella riforma lo ha fatto consapevolmente e convintamente, magari ciascuno per un proprio motivo, ma lo ha fatto. Leggi di più a proposito di 2016, l’anno della politica “strana” e della “colpa” dei “Social”

Azienda, proposta di valore, user experience, web strategies, è sempre una questione di persone

 

Ho messo al centro delle mie riflessioni rispetto al lavoro da mettere in campo in un’attività che veda protagonista la rete come strumento di comunicazione, relazione o vendita, le persone.

La rete, sia pure come strumento digitale, l’ho sempre vissuta come un “luogo”, una piazza nella quale incontrare persone, professionisti, manager, imprenditori. Quindi persone prima di “partite IVA”.

Un’Azienda quando decide di sbarcare o potenziare il suo business su web, non può che avere bene in mente i suoi obiettivi di business e la proposta di valore che vuole offrire ai suoi clienti. Avere bene in mente le persone che compongono la squadra aziendale, l’esperienza che si vuole offrire ai propri clienti nel processo decisionale che li porterà a scegliere o a vivere l’esperienza d’acquisto, le strategie da mettere in campo sul web.
In tutti questi processi, le persone sono protagoniste ed entrano in relazione.

Clienti, squadra aziendale, utenti del sito e dell’ecosistema aziendale non sono altro che persone. E’ su di loro e con loro che deve essere concentrato il nostro lavoro.

Avrò il piacere di parlare con voi di questo a SMAU il prossimo 26 ottobre alle 12,30, a FieraMilanoCity presso l’Arena Open Innovation a cura di Regione Lombardia. 

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C’è ancora chi pensa che è una questione di comunicazione

Mi capita spesso di chiacchierare con imprenditori che pensano che, delegando la comunicazione dell’azienda a una terza parte si sono liberati di questo onere.

C’è poi chi pensa che la comunicazione sia una branca dell’azienda completamente a sè stante e che quindi una volta organizzata sarà lei a operare in autonomia.

Possiamo dire che la comunicazione dell’azienda è un output rispetto all’attività aziendale ?

Possiamo dire che senza gli input fatti di: strategia, visione, organizzazione, coinvolgimento, rete di relazioni fuori e dentro l’azienda la comunicazione del terzo millennio non ha ragione di esistere ?

Direi di si. Possiamo avere dei bravissimi esperti in comunicazione, ma se non forniamo loro “benzina” e “linfa vitale” essi potranno anche partire con entusiasmo, ma prima o poi si fermeranno perché avvertiranno una forte dicotomia tra ciò che pubblicano e condividono e ciò che l’azienda realmente fa.

L’Azienda di contro si renderà conto che pur avendo investito in uomini e/o mezzi non avrà ottenuto risultati apprezzabili e dirà che quelli della comunicazione non ottengono risultati.

Ecco, è il caso di ripensarsi. Oggi la comunicazione è complessa. Non è un fatto di sola creatività, ovviamente sempre importantissima, anzi è fondamentale, ma è un dato di fatto che senza un pieno coinvolgimento dell’impresa nel comunicare essa sarà asfittica perché perderà presto di propulsione.

Se fino a ieri la comunicazione raccontava l’azienda, oggi la comunicazione è l’azienda, con la sua mission, i suoi valori, le sue “persone”, i suoi clienti, i suoi partner, i casi di successo. L’azienda si racconta, ma soprattutto l’azienda è raccontata da chi la vive e da chi ha avuto o ha a che fare con essa… Leggi di più a proposito di C’è ancora chi pensa che è una questione di comunicazione

Sanità privata e digitale, ipotesi di lavoro, nasce l’Health Incoming ?

Ipotizziamo che a partire per il progetto di incoming sanitario di cui parlavo nel post precedente sia un gruppo di cliniche private oppure un gruppo unico aziendale che però gestisca più cliniche ciascuna con le sue peculiarità e specialistiche e territoriali.

Attorno al progetto allora è ipotizzabile costruire un gruppo di lavoro (fatto di consulenti esterni e di personale interno ad hoc) dedicato per la realizzazione del piano operativo di marketing digitale, che svolga almeno queste tre attività essenziali:

  • gestire le relazioni con le aziende ospedaliere;
  • inserire e aggiornare i contenuti del portale, formare e supportare i referenti delle singole aziende;
  • definire e gestire le attività di marketing digitale e lo sviluppo delle relazioni attraverso i vari strumenti che la rete mette a disposizione.

Il percorso utile a partire in modo corretto e ad ottenere i primi risultati si può sviluppare in un arco temporale di 12/24 mesi, durante i quali tutti gli strumenti da mettere in campo vengono pensati, realizzati e resi operativi, andando ad individuare passo dopo passo le cose da fare, cosa implementare e, in funzione delle necessità di marketing e comunicazione, cosa comunicare e cosa controllare per verificare i risultati raggiunti di volta in volta, e verifica dopo verifica del lavoro svolto, si va ad individuare le attività da mettere in atto per correggere la rotta, nel caso in cui gli indicatori segnalino risultati molto diversi dagli obiettivi desiderati.

In pratica non si andrebbe a ipotizzare una sterile realizzazione di un oggetto, ma il percorso da svolgere per ottenere il successo prefissato.

Proviamo a ipotizzare il lavoro da fare:

Ovviamente l’idea da cui partire non è quella di creare “un sito internet”, “un portale web”, ma di creare un vero e proprio ecosistema web pensato per la sanità privata in grado di supportare la promozione e comunicazione delle eccellenze, gli standard di qualità e i servizi garantiti, la qualità del personale medico e paramedico in servizio presso le singole strutture ospedaliere, senza dimenticare il contesto territoriale.

Come già detto però, il web non può essere isolato dalle attività di marketing aziendale, ma va integrato, cosicché funzioni da amplificatore e da supporto: la comunicazione on line supporti la comunicazione analogica e quella analogica rafforzi la comunicazione web, sfruttando le peculiarità proprie di ogni mezzo utilizzato.

Un possibile supporto di esperti del web in tal senso potrebbe essere ipotizzato come un percorso di formazione e di consulenza on job, in affiancamento/staff con i manager e gli operatori individuati per la realizzazione e la gestione dei servizi e delle attività da realizzare. Leggi di più a proposito di Sanità privata e digitale, ipotesi di lavoro, nasce l’Health Incoming ?

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