Volontariato: Comunicare ha la stessa radice di Community, da dove partiamo

Ci sono tantissime organizzazioni non profit e di volontariato che comunicano e lo fanno anche bene. Ce ne sono molte altre, magari più piccole e meno organizzate che non ce la fanno pur svolgendo un ruolo nella società non indifferente e di irrinunciabile utilità.

Molte di queste ultime non riescono a comunicare anche perché i loro budget (se ci sono) sono limitati e non consentono, diciamo così, investimenti che possano provocare esborsi da dare a terzi per realizzare la propria comunicazione.

Alle volte non solo non esistono risorse economiche, ma anche risorse umane da dedicare alla propria comunicazione e alla promozione della propria attività al fine di creare: consenso, solidarietà e sostegno a quanto messo in campo.

C’è bisogno quindi di uno sforzo che consenta di mettere in piedi una piccola squadra nella propria organizzazione in grado di comunicare anche attraverso la normale comunicazione che ogni socio o volontario quotidianamente certamente fa.

Provo qui ad elencare alcune cose di cui certamente bisogna essere consapevoli e che certamente bisognerà valutare per sostenere il proprio operato, anche per farlo conoscere al pubblico.

  1. Conoscere i propri utenti/interlocutori: età, sesso, eventuale disagio, interessi, necessità. I destinatari quindi, ma anche: i possibili investitori, i filantropi che potrebbero contribuire, i grandi e i piccoli donatori.
  2. E poi ancora chi sono o possono essere: I volontari, i partecipanti, i collaboratori e i partner.
  3. Deve essere chiara per i vostri interlocutori qual è il valore sociale della vostra attività: Educazione, assistenza, supporto, diminuzione del disagio sociale, altro.
  4. Avete dei partner chiave a supporto della vostra attività?
  5. Quali sono le attività che svolgete concretamente. Quali sono i progetti che avete in campo o che vorreste mettere in campo.
  6. Quali sono le risorse umane, economiche e materiali che possedete, di cui avete bisogno o di cui avreste bisogno.
  7. Quali sono le relazioni che avete necessità di mettere in campo per poter operare al meglio: La vostra community, le azioni dirette sul campo, i servizi.
  8. Quali saranno gli strumenti e i canali che andrete ad utilizzare per comunicare la vostra attività.
  9. Quali sono i costi della struttura
  10. Qual è il flusso (incassi) di sostegno che prevedete: entrate economiche o sostegno materiale.

Questa analisi, a prescindere da quanto sia forte (economicamente e materialmente) la vostra organizzazione è una cosa che si può e si deve fare. Nessuno, almeno dal mio punto di vista, specialmente se fa volontariato, e la sua azione ha un’utilità sociale può essere tagliato fuori da questo modo di agire e di programmarsi.

Mi azzardo a fare un’affermazione: Comunicazione ha la stessa radice di Comunità. Allora sicuramente un buon punto di partenza è la propria community. Se volete ne parliamo.

 

Autore dell'articolo: Michele Dell'Edera