Archivio per Categoria Comunicazione e marketing

DiMichele Dell'Edera

Marketing Digitale: Partiamo dal progetto, facciamoci 10 domande

Se mi sono sempre soffermato sull’importanza dell’ascolto, non posso che ripartire da qui per parlarvi di progettazione digitale e marketing…

Se un consulente vuole mettere in campo un progetto che utilizzi il web per il successo del proprio cliente non può che partire che dall’ascolto del cliente stesso.

Come si suol dire bisogna sedersi a tavolino con il cliente e parlare con lui partendo da alcuni dati che restano fondamentale per capire quanta strada si farà e se sarà quella giusta. Provo a raccontarvi di alcune domande che uso spesso con i miei potenziali clienti.

  • Prima domanda da fare al nostro potenziale cliente, imprenditore: perché pensa di dover partire con un progetto digitale ? Sito, mobile, social, Direct Marketing, ecc.
  • Seconda domanda:  Dove vuole arrivare? Quali sono i suoi obiettivi commerciali per il canale digitale?
  • Terza domanda: Capiamo meglio, quanto pensa di dover fatturare a regime con questo canale ?
  • Quarta domanda: In quanto tempo pensa di rendere profittevole la sua attività su web ?
  • Quinta domanda: Quali sono le risorse economiche che pensa di mettere a disposizione per questo progetto, sapendo che ci sarà un periodo nel quale i costi (investimenti) supereranno i ricavi ?
  • Sesta domanda: Quali e quante sono le risorse umane che vuole dedicare a questo progetto ? Quante ore giornaliere queste persone dedicheranno al progetto ?
  • Settima domanda: Questo progetto integrerà, sostituirà gradualmente o sarà l’unico canale di vendita dell’ azienda ? A seconda della risposta cambiano anche tattiche, strategie e risorse necessarie a raggiungere gli obiettivi prefissati.
  • Ottava Domanda: Qual’è il suo mercato di riferimento (i clienti)
  • Nona domanda: Qual’è l’offerta già presente sul mercato e in particolar modo anche sul mercato digitale (i fornitori)
  • Decima domanda: Quali sono o saranno i suoi punti di forza.

Fermiamoci qui, anche se ciascuna di queste domande ne sviluppa certamente delle altre, e proviamo, in qualità di consulenti, a far rispondere i nostri clienti a queste prime dieci.

Fatto ciò, il nostro progetto, comincerà ad avere le indicazioni utili per cominciare a lavorarci sopra.

Come sedersi a tavolino con il cliente ? O di persona o via Skype (o altro), se le distanze non lo consentono, non cambia, quello che è certo che non ci si può fermare alle sole apparenze o sensazioni personali.

Contattami se vuoi !

DiMichele Dell'Edera

Content Marketing: avere degli obiettivi chiari

Se il blog non è morto e se la chiave del successo di un funnel di marketing e, più in generale, di una strategia di marketing digitale, è la capacità di produrre e distribuire contenuti interessanti in grado fare engagement, allora ci dobbiamo meglio focalizzare su come produrre questi contenuti.

Dobbiamo quindi chiederci e mettere su carta alcune cose:

A quali obiettivi miriamo

In pratica dobbiamo sapere a cosa servirà il nostro blog, e cosa ci deve aiutare a fare. I contenuti e il “racconto” che andremo ad esplicitare in esso dove ci deve condurre e, soprattutto, dove deve condurre i nostri lettori.

Ci deve aiutare a:

  • Rafforzare il nostro brand
  • A far conoscere i nostri prodotti
  • A far conoscere le nostre modalità di lavoro
  • A Migliorare la nostra reputazione, facendo emergere le nostre competenze e i temi importanti del settore che stiamo spingendo
  • Fare informazione e formazione
  • Diffondere nostri casi di successo e casi di successo dei nostri clienti
  • e altro ancora se vi viene in mente.

A seconda di quali obiettivi dobbiamo raggiungere dovremo riflettere ancora su alcune cose

Ci dobbiamo chiedere chi è il nostro pubblico

A seconda del settore dove operiamo e agli obiettivi che vogliamo raggiungere, sapremo e dovremo anche individuare il nostro pubblico.

  • Dove opera (in quale area geografica)
  • Il genere, uomini o donne
  • Che età ha o deve avere
  • Ha un ruolo nella sua azienda
  • Ha un ruolo nella società
  • Di cosa si occupa
  • Quali sono le sue abitudini
  • Anche qui se ci vengono in mente altre caratteristiche che deve avere il nostro pubblico è bene focalizzarle e tenerne conto.

Anche la tipologia e la forma dei contenuti devono essere scelti e calibrati a seconda di chi è il nostro pubblico. Ad esempio: tipo di linguaggio, lunghezza dei post, meglio foto, meglio video, come alterniamo i contenuti, ecc. ecc.

E adesso diamo un’occhiata ai nostri competitor

  • Sviluppano contenuti
  • Hanno un blog e/o dei canali di comunicazione
  • Cosa raccontano ?
  • Come lo raccontano
  • Hanno successo ?
  • Qual’è la percezione del loro pubblico
  • Quale strategia hanno adottato (anche rispetto a tutte le attenzioni di cui parlavamo sopra)

Adesso dobbiamo individuare il focus del nostro blog, definendo di cosa si occuperà

Fatta l’analisi ed essendoci date tutte le risposte alle domande di cui sopra e avendo messo giù un vero e proprio documento strategico sapremo di cosa si occuperà il nostro blog (e i nostri canali di comunicazione digitale) e come lo farà.

 

Se vuoi contattami che ne parliamo 

DiMichele Dell'Edera

Content Marketing: il blog non è morto, anzi

Ho sempre detto che un contenitore, senza un contenuto interessante e costante, non regge, anzi è destinato a perdersi molto presto negli oceani della rete. E’ necessario se si vuole essere presenti, visibili e riconosciuti, avere un ecosistema digitale in grado di tenere in piedi l’interesse verso ciò che siamo, che vogliamo dire e far passare, che vogliamo vendere…

Il contenitore, immaginate un sacco, senza il contenuto non si regge.

Ma quale sarà l’ecosistema web aziendale in grado di ospitare i nostri contenuti ? Oggi tutti i contenitori web: sito internet, blog, piattaforma e-commerce. social (Facebook, Linkedin, Youtube), sono in grado di ospitare contenuti sotto forma di diversi formati. Dal testo, alle immagini, ai video, agli audio.

Le piattaforme social poi provano ad essere sempre più autosufficienti e sempre meno “Aperte” ai contenuti esterni, questo porta molti ad utilizzarle come unico luogo per inserire o programmare contenuti. C’è la possibilità di scrivere note, storie, articoli, fare dirette video, pubblicare video, ecc. ecc. direttamente in piattaforma senza la necessità di dover prendere per forza informazioni da altri contenitori.

Detto tutto questo in molti hanno cominciato a dire che “il blog è morto”, non c’è più bisogno del blog perché tanto è possibile pubblicare direttamente sui social e, tra l’altro la visibilità naturale che se ne riceve è maggiore perché le varie piattaforme social tendono a favorire i contenuti “proprietari” cioè pubblicati al loro interno.

Partiamo da alcune considerazioni:

  • Il contenuto pubblicato è vostro
  • Questo contenuto ha un senso se aiuta a portare al vostro brand dei risultati e visibilità
  • E’ necessario che il contenuto, salvo qualche eccezione, porti al vostro sito
  • E’ necessario quindi attivare un blog interno al vostro sito che sviluppi contenuti in grado di favorire il posizionamento organico
  • Il blog aziendale deve essere presente sia se si tratta di un sito di rappresentanza (sito istituzionale aziendale) sia se si tratta di un e-Commerce
  • I titoli degli articoli e i loro contenuti aiuteranno la SEO del vostro sito e la vostra brand reputation

Dal mio punto di vista quindi, il blog, è il punto di partenza per creare contenuti di vario genere e diffonderli. Vedremo che ci sono anche eccezioni necessarie, ma questo lo vedremo in seguito.

Ma come devono essere i nostri contenuti e il nostro blog  ? Quali le attenzioni da tenere ?

  • Fissate bene i vostri obiettivi
  • Elaborate un calendario regolare (piano editoriale)
  • Siate vari, non sempre le stesse cose, non sempre lo stesso stile
  • Andate oltre la parola scritta (usate le diverse modalità di comunicazione disponibili)
  • Le dimensioni del pezzo hanno un senso (valutate bene quanto deve essere ampio il vostro pezzo, il vostro video, ecc.)
  • Imparate a scrivere titoli efficaci, Il titolo rende vincente un pezzo contribuendo almeno per il 60% del tutto
  • La grafica è importante e necessaira
  • Siate stimolanti (mai essere piatti)
  • I commenti è meglio moderarli (sulle piattaforme social non lasciate le domande e le considerazioni senza risposta)
  • Applicate tag e categorie a ogni contenuto (sono molto importanti per la riconoscibilità del pezzo e anche del pubblico)
  • Scrivete così come siete abituati a parlare (non scrivete in uno stile non naturale)
  • Non pensate troppo, siate spontanei

Mi occupo di contenuti da anni. Vi posso garantire che qualsiasi evoluzione ci sarà sulla tecnologia, nulla potrà sostituire il contenuto.

Scrivetemi pure se volete.

DiMichele Dell'Edera

Digital Marketing, il primo passo è la squadra

Più passano gli anni, più mi occupo di digital marketing e digital strategies, più mi convinco del fatto che alla base di tutto ci debba essere una squadra in campo, consapevole di giocare una partita comune.

Quanto più il o i digital strategist vengono lasciati soli a svolgere il loro lavoro dall’azienda, tante più sono le probabilità di incorrere in un insuccesso.

Chi mette sul mercato prodotti, soluzioni e servizi è lui il vero protagonista della “vendita” al cliente. In questo caso il “chi” non si riferisce solo al management dell’azienda, ma a tutti i protagonisti, dal proprietario all’ultimo (si fa per dire) degli operai o dei fattorini.

Basta che uno qualsiasi di loro sbagli approccio, non sia abbastanza empatico o reattivo, non faccia vivere un’esperienza d’acquisto positiva al cliente che tutto il lavoro fatto per rendere positiva quell’esperienza può finire male con la necessità di ricominciare da capo.

Ecco perché da sempre sia io, sia i miei colleghi facciamo, ancor prima di partire alcune ore di incontro, formazione e ascolto con il personale dell’azienda.

L’incontro:

L’incontro è importante perché abbatte muri, sospetti e reticenze verso chi arriva in azienda e prova ad impostare una nuova strategia di lavoro per il digitale. Rompere sui pregiudizi, essere subito parte della stessa famiglia aiuta ad essere subito in trincea tutti insieme per il bene dell’azienda e la soddisfazione dei clienti.

La Formazione:

La formazione serve a far passare alcuni concetti legati al digitale e alcuni azioni minime che ciascuno può e deve mettere in campo per favorire la riconoscibilità dell’azienda sulla rete e sul campo. Da lavoratore a protagonista dell’azienda. Da dipendente a partner… Una squadra consapevole di quello che succede e di qual’è la partita che si sta giocando non può che essere una squadra ben messa in campo e, alla lunga vincente…

L’Ascolto:

Posso scrivere e progettare strategie per tutte le tipologie di azienda, ma non sono un tuttologo. Per questo motivo è necessario ascoltare sempre e con attenzione, chi si sporca le mani sul campo e incontra direttamente i clienti o i potenziali clienti. E’ importante incontrare il management per la vision e gli obiettivi da raggiungere, è importantissimo incontrare gli operai, gli addetti al servizio clienti, eccetera, perché sono loro che ti racconteranno chi sono i clienti, cosa chiedono, cosa trovano, cosa vorrebbero, cosa potremmo dargli in più o in modo diverso.

E’ con l’ascolto che si costruisce la squadra:

Nessun Digital Strategist può pensare di andare in azienda, sedersi a un tavolo per la prima volta con loro e dettare o illustrare ricette decise a tavolino che non saranno sentite proprie dai protagonisti e che, proprio per questo, al 90%, non risulteranno essere efficaci.

Meditiamo gente, meditiamo.

Se volete contattatemi:

DiMichele Dell'Edera

Inbound marketing, attrarre e coinvolgere i clienti. Saranno loro a cercarti.

Quale ruolo per il Blog

Per cominciare un funnel di marketing che funzioni è necessario portare le persone interessate al tuo business sulle tue pagine.

E’ necessario quindi avere un piano editoriale con la programmazione dei contenuti, pubblicarli e cominciare così a creare interesse e traffico. E’ sufficiente ? Sicuramente è il primo passo.

Quindi è necessario senza ombra di dubbio avere un blog e lavorare affinché i contenuti siano concepiti in ottica SEO, cioè vengano ottimizzati per indurre il motore di ricerca a trovarle e a indirizzarvi gli utenti della rete.

E’ consigliabile, perciò, fare un lavoro sulle keyword che devono essere presenti e contestualizzate all’interno dell’articolo che andremo a scrivere. Non dimentichiamo quello che ci siamo detti nell’articolo precedente e cioè che chi naviga cerca “informazioni”, pone domande, i nostri contenuti devono rispondere a delle domande, devono soddisfare questa ricerca di informazioni.

Ma il blog non serve solo a portare pubblico sulle pagine aziendali e a far apprezzare i contenuti, serve anche a portare il pubblico, in maniera abbastanza naturale, verso gli obiettivi on line aziendali. Per fare ciò si creano delle landing page, in grado di ricevere l’atterraggio del pubblico che arriva dal blog e dagli altri canali dell’ecosistema web aziendale.

Dal Blog alle Landing Page

Per portare traffico dal blog alle landing è bene inserire all’interno del testo dell’articolo e del post del blog dei link che portino alla landing page. Si potrebbero anche usare dei banner interni al testo o nella sidebar laterale del blog o nel suo footer.

E’ chiaro che questi link devono essere contestualizzati e non percepiti come qualcosa d’altro rispetto al contenuto del post. Anche le sidebar possono essere personalizzate per categoria o tag, specialmente se parliamo di WordPress come CMS (Content Management System).

Se ad esempio ho degli articoli del content marketing e sono così categorizzati potrei fare in modo che ci sia una sidebar personalizzata che contenga banner che portino a una landing page che parli di questo tipo di servizio.

Inbound Marketing: non il blog, ma un ecosistema

Ovviamente non ci si può basare solo sui probabili e possibili risultati rivenienti dall’attività editoriale sul Blog.

Giusto per fare un esempio i contenuti video e le immagini oggi giocano un ruolo fondamentale nell’attirare pubblico. Essi vanno veicolati attraverso le piattaforme social per  portare gli utenti verso le landing pages aziendali o verso prodotti specifici che intendiamo vendere o promuovere.

Attorno all’azienda va creata una community, vanno utilizzati infuencer in grado di convincere il vostro pubblico.

Bisogna essere in grado di tessere relazioni sulle rete e coltivarle, bisogna saper fare PR on line.

Le scelte che si fanno per mettere su un funnel di inbound marketing devono essere guidate (almeno è auscpicabile) da un digital strategist in grado di supportare l’azienda nel suo percorso.

E’ chiaro che per ogni obiettivo c’è una strategia, è quindi difficile dire se l’Inbound marketing sia meglio dell’outbound marketing.

Quello che è certo è che l’inbound marketing ha in sè una nuova visione del mondo e cioè:

  • se l’outbound marketing punta con campagne esterne più o meno appariscenti a portare pubblico in negozio (da voi);
  • l’inbound marketing lavora affinché siano i clienti a cercarvi e venire da voi. Il concetto è rivoluzionario. Chi sceglie di venire da voi ha già fatto un po’ di strada verso l’acquisto.

Proviamo a parlarne !

DiMichele Dell'Edera

Quali gli strumenti e le strategie di Digital Marketing più diffusi ?

Sto dando un’occhiata in questi giorni alle ricerche di Digital Marketing portate avanti e pubblicate da Digital Coach (digital education from USA). Sono tutte interessanti e credo sia interessante andare a darci un’occhiata.

Mi voglio focalizzare oggi sulla ricerca relativa agli strumenti di Digital Marketing più diffusi ed efficaci lo scorso anno. La ricerca è stata portata avanti coinvolgendo 309 professionisti del digitale e ha coinvolto digital professionals, SEO specialist e Aziende.

Anche il campione utilizzato ha preso in esame diverse situazioni di lavoro: i freelance, chi lavora in web agency, chi lavora in azienda, chi lavora presso azienda che fa e-commerce.

Il 60% degli interessanti lavora in piccole aziende che vanno da 1 a 10 dipendenti, con campioni variabili anche per aziende più grandi.

Le strategie integrate al primo posto.

Gli intervistati hanno messo al primo posto tra i fattori decisivi per fare digital marketing le strategie integrate, quindi non singoli processi, ma un insieme di processi finalizzati a obiettivi ben precisi. Altro aspetto importante è la Cultura dei Manager e l’Analytics e la Sperimentazione.  Da non tralasciare anche il budget e il coinvolgimento di un digital manager.

Ma facendo Advertising quali sono stati gli strumenti che piacciono di più agli specialisti ? (dato 2016)

Eccoli:

  • Facebook ADS (82,52%)
  • Adwords KW adevertising (52,75%)
  • Display ADV Google  (39,48%)

Per la cronaca quelli che piacciono di meno sono: Bing/Yahoo, RTB/programmatic, altri circuiti

 Ok l’utilizzo, ma qual’è secondo gli esperti il rapporto tra costo, conversione e costo per vendita realizzata ?

Ecco come si sono espressi gli esperti:

  • In testa resta Facebook ADS con il 63,75%
  • Dopo, ma un po’ distanziato c’è Adwords KW adevertising con il 35,92%
  • Al terzo posto il display remarketing di Google, Facebook o altri con il 22,65%

E gli strumenti che non sono di Advertising ? Quali quelli più utili ?

  • Al primo posto resta la SEO (Search Engine Optimization) 25,57%
  • I canali Social al secondo (intesa come attività organica non sponsorizzata) 21,68%
  • E da non tralasciare le Digital PR 19,42%
  • l’e-mail marketing è ancora valido e utile per il 15,53% dei professionisti intervistati

Secondo gli esperti inoltre risultano meno convincenti ed efficaci il viral marketing e i blog aziendali. Sul discorso Blog (questo lo dico io) ci sarebbe da fare però un discorso molto più ampio relativo ai contenuti e ai contenitori.

Sempre dal dato 2016 ecco cosa hanno detto gli esperti sulle tendenze e gli strumenti più importanti nel web marketing.

Maggiore rilevanza:

  1. Mobile
  2. Video
  3. Content Marketing

Maggiore Crescita (2016-2017)

  1. Marketing Automation
  2. Inbound Marketing
  3. Nuovi algoritmi Google

Salto un attimo tutta un’altra serie di dati che la ricerca on line comunque mette a disposizione e passo oltre.

Quali secondo gli esperti erano le cose ancora non provate che dovrebbero essere state provate nel 2017 ?

Quelle con maggiore interesse sono state:

  1. Linkedin ADS
  2. Pubblicità Youtube
  3. SEO
  4. Blog Aziendale

Quelle con più scarso interesse:

  1. Altro
  2. Bing/Yahoo
  3. CircuitoDisplay e DEM proprietarie

Per concludere proviamo a vedere cosa hanno detto gli esperti su quelle che secondo loro sono le novità tecniche più interessanti in digital marketing e che avranno successo:

Maggiore rilevanza:

  1. Facebook Live (le dirette)
  2. Instagram Stories
  3. BOT per Messenger (risposte automatiche di Messenger)

Minore Rilevanza:

  1. Google Post
  2. Google AMP (Accelerated Mobile PAges)
  3. Facebook Instant Articles

Chiudiamo con il dato che il mondo social ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni e che non potrà essere tralasciato nelle pianificazioni di digital marketing e nelle strategie integrate.

Se vuoi approfondire sul Digital Marketing non hai che da contattarmi.

DiMichele Dell'Edera

Inbound Marketing, accompagnare il cliente nella scelta

Inbound marketing, cioè trovarsi al punto giusto nel momento giusto, cioè esattamente quando il tuo potenziale cliente ha bisogno di te. Se pensate alla pubblicità tradizionale che interrompe la fruizione del contenuto o lo disturba, possiamo dire invece che l’inbuond marketing  accompagna il cliente nella scelta.

Certo l’inbound marketing non si improvvisa, c’è bisogno di competenze, di una strategia, di strumenti utili all’ottenimento dei risultati.

Anche per l’inbound marketing c’è bisogno di realizzare funnel che ci aiutino a ottenere risultati. C’è bisogno che l’estraneo che giunge a fruire dei nostri contenuti diventi “lettore” e, successivamente, potenziale lead.

Ma prima di ogni altra cosa: Cos’è l’inbound marketing ?

E’ un metodo in grado di farti pensare ai risultati che vuoi ottenere, a fornirti strategie utili a “ingaggiare” il tuo potenziale cliente. In pratica, un metodo in grado di farti intercettare le persone che cercano il tuo prodotto, o meglio a intercettare le persone che in quel momento sono “disponibili” a valutare e acquistare il tuo prodotto in quanto rispondente alle loro esigenze.

Con l’inbound marketing le aziende e i liberi professionisti diventano ciò che i clienti vogliono che siano. Lo diventano grazie alla produzione e alla diffusione di contenuti di qualità, conquistando la fiducia degli interlocutori, favorendo l’arrivo naturale dei potenziali clienti sulle proprie pagine.

Diciamolo subito, se si ha fretta di vendere, se lo si vuole fare senza farsi conoscere, la strada non è questa. La strada è drogare il mercato con valanghe di advertising, molto dispendiose e non necessariamente efficaci. 

  • Primo passo: farsi apprezzare;
  • Secondo passo: conquistare la fiducia dei propri interlocutori;
  • Terzo passo: guidare l’utente verso le pagine utili ai propri scopi;
  • Quindi: creare, on line, degli inbound marketing funnel.

Di cosa abbiamo bisogno per fare Inbound Marketing ?

Abbiamo bisogno, come detto, di un metodo di lavoro che passi attraverso: influencer marketing, video marketing, native advertising e tutto ciò che ti consente di creare contenuti utili per il pubblico.

Comportandoti così non avrai bisogno di spingere sull’acceleratore per ottenere risultati, verranno nel tempo da soli.

Come per ogni cosa non c’è una ricetta unica per tutti per fare Inbound Marketing e per creare degli Inbound Marketing Funnel. Ogni azienda, ogni professionista può avere bisogno di percorsi più o meno complessi e dell’utilizzo di uno o più strumenti.  Non è detto che si arrivi immediatamente alla vendita, può darsi che si debba utilizzare i lead generati per fare e-mail marketing, per iniziare un dialogo sui social, ecc. ecc. per poi giungere al risultato atteso.

Attenzione però che l’inbound marketing non si ferma solo con la vendita. Bisogna mantenere e conservare il contatto con il cliente . Ancora una volta un ruolo fondamentale lo svolgeranno: il nostro blog, i nostri canali social, le nostre newsletter a tema, i gruppi Facebook e Linkedin.

Qualcuno, già un po’ di anni fa aveva fatto intendere che il Blog era morto e che ben presto sarebbe stato sostituito da altri strumenti. Purtroppo per lui il blog è vivo e vegeto ed è uno strumento che in un funnel di marketing non potrà mai mancare e sarà presente in parecchi passaggi del funnel che si andrà a progettare. Dove mettereste i contenuti se non ci fosse il Blog ? Dove suscitereste l’interesse con contenuti vostri e non mediati da altre piattaforme non di vostra proprietà, dove, e in un luogo solo, i vostri potenziali clienti e i vostri clienti affezionati troverebbero tutto insieme “il vostro pensiero”?

Il Blog va ad intercettare quel pubblico che prima di cercare prodotti e soluzioni cerca: informazioni e suggerimenti e sono la stragrande maggioranza in internet.

Fateci caso, scegliete un argomento e vedete quali sono le query di ricerca. La maggior parte delle query sono formulate sotto forma di domanda. La maggior parte dei risultati che vengono fuori nei motori di ricerca sono risposte, il più vicine possibile, a quella domanda.  

Il cliente: Da possibile contatto a tuo promoter…

I contenuti del tuo blog saranno decisivi per far giungere i possibili clienti sul tuo sito internet, sapranno che esisti, cominceranno a conoscerti, ad apprezzarti e a darti fiducia, a percepire il tuo valore, a diventare tuo cliente e (si spera) a parlar bene di te.

Inbound Marketing ! Ne parleremo ancora !

DiMichele Dell'Edera

Tendenze Retail 2018: intelligenza artificiale e coinvolgimento dei dipendenti

Ultima puntata sulle tendenze retail 2018 venute fuori dalla ricerca portata avanti da Manhattan Associates, Inc.  e che ha portato alla luce cinque tendenze tecnologiche che porteranno i cambiamenti maggiori nel mondo delle vendite in negozio e on line.

Bisognerà ripartire dall’utilizzo di tecnologie che si basino sull’intelligenza artificiale

Non sono pochi gli operatori del Retail che hanno cominciato a sperimentare e utilizzare chat-bot e intelligenza artificiale. L’utilizzo di queste tecnologie consente di migliorare i servizi di assistenza ai clienti e il coinvolgimento dei consumatori nella vita dell’azienda e nelle vendite.

Si prevede che, nei prossimi mesi, i proprietari di attività commerciali punteranno ad utilizzare sempre più tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, ad esempio: realtà virtuale e realtà aumentata. Si punterà inoltre a favorire sempre più quelle tecnologie che nella logistica e nel back-end utilizzino sistemi di apprendimento automatico (machine learning).

La gestione del magazzino si farà sempre più sofisticata nel corso di quest’anno al fine di ottimizzare il lavoro e i tempi di evasione degli ordini dei clienti.

Quindi, la conseguenza sarà caratterizzata da: miglior servizio e migliore efficienza operativa

Sarà fondamentale utilizzare soluzioni in grado di coinvolgere i dipendenti.

I millennials o generazione Y  cioè coloro i quali a cui piace partecipare ai flashmob, che non perdono gli happy hour, acquistano low cost, sono consumatori molto interessanti perché molto attivi, comprano on line, spesso sono youtuber, instagrammer, fashion blogger.

In pratica sono consumatori 2.0 nati in piena rivoluzione digitale. Molti di loro hanno scelto il retail come settore per svolgere la propria attività professionale.

Se così è i retailer devono affrontare una sfida molto interessante e impegnativa a livello di engagement: quella del coinvolgimento dei dipendenti. Per farlo i contenuti che questi dipendenti dovranno avere a disposizione dovranno essere: visivi, grafici, personali e digitali. 

Se si vorrà vincere la sfida retail 2018, gli operatori del settore dovranno andare oltre i tradizionali canali di engagement.

Bisognerà facilitare la condivisione di pensieri e reazioni, facendo in modo che essa possa essere sempre più intuitiva e creativa.

 

Per approfondire, chiedimi un contatto:

DiMichele Dell'Edera

Tendenze retail 2018: Sistemi di pagamento mobili più flessibili e automazione integrata

Continuo ad esaminare quanto emerso dalla ricerca di Manhattan Associates, Inc. e in particolare altre 2 importanti tendenze per il 2018:

  1. La necessità di sistemi di pagamento mobili più flessibili
  2. L’urgenza di un’automazione sempre più integrata

 

Necessità di sistemi di pagamento mobili più flessibili

Secondo le previsioni i retailer passeranno sempre più e sempre più velocemente dai tradizionali POS presenti in negozio, a sistemi mobili che consentano maggiore flessibilità e semplicità di pagamento. Ormai sui dispositivi mobili è sempre più facile trovare sistemi come Apple Pay o HiPay e tanti altri che consentono modalità di pagamento innovative.

Oggi chi acquista non vuole più avere limiti legati alla tecnologia, ma, grazie ad essa vuole accedere facilmente a consigli di acquisto, quando si acquista on line e modalità di interazione veloce ed efficace quando si arriva ad interagire con personale in store.

I retailer, quasi certamente, nei prossimi mesi chiederanno sistemi POS mobili che aiutino a ricevere i pagamenti in qualsiasi luogo del negozio, non necessariamente in cassa e che, cosa altrettanto importante, gestiscano: inventario. ricerca di prodotti e prezzi, consigli per gli acquisti e i dati dei clienti in un unico strumento. In questo modo grazie a un solo strumento portatile, saranno in grado di migliorare di molto l’esperienza di acquisto del cliente e la personalizzazione di tale esperienza su e per quel cliente.

 

Urgenza di un’automazione sempre più integrata

La tendenza degli ultimi anni dei retailer è quella di aver introdotto importanti miglioramenti, dal punto di vista tecnologico, nella gestione del servizio ai clienti, dei flussi di merci, della gestione del magazzino con sistemi di Warehouse Management System cioè software che supporta la gestione concreta ed operativa dei flussi di merce in transito nel magazzino, del controllo della merce e della preparazione delle spedizioni o delle consegne ai clienti.  Inoltre si sono adottati nei magazzini delle aziende sistemi di automazione degli stessi.

Oggi e nel lungo periodo però, la sfida sta nel trovare un giusto equilibrio tra uomo e macchina. Ci sarà bisogno di sistemi software in grado di sincronizzare il lavoro tra personale che torna ad essere considerato un capitale, e la tecnologia che deve velocizzare e semplificare i processi non sostituire semplicemente le persone come si è pensato fino a ieri.

Sarà necessario quindi non pensare solo a come automatizzare il magazzino adottando software e apparecchiature, ma si dovrà essere in grado di progettare e gestire per intero il processo.

Per questo motivo il cloud sarà la modalità obbligata per i retailer per utilizzare software adatto a questi scopi. Il motivo principale sono gli aggiornamenti. In un tempo dove tecnologie e attrezzature evolvono senza soluzione di continuità, sarà fondamentale avere un software che gestisca tecnologie, persone e processi sempre aggiornato e allineato.

Per approfondire contattami:

 

DiMichele Dell'Edera

Tendenze Retail 2018: la personalizzazione dell’esperienza d’acquisto

Grazie a una ricerca e un’indagine portata avanti da Manhattan Associates, Inc. sono venute fuori cinque tendenze in ambito tecnologico che si svilupperanno sempre più nel corso del 2018 e che influenzeranno maggiormente il settore del retail e le strategie ad esso correlate eccole:

  1. Maggiore personalizzazione dell’esperienza di acquistoEsperienza d'acquisto
  2. Sistemi di pagamento mobili più flessibili
  3. Automazione sempre più integrata
  4. Reinvenzione dell’utilizzo delle tecnologie basate su intelligenza artificiale (AI)
  5. Utilizzo più ampio di soluzioni che migliorino il coinvolgimento dei dipendenti

Proverò quindi a sviluppare 5 articoli nei prossimi giorni che vadano proprio a toccare questi 5 punti.

Inutile dire che, oggi più che mai, gli attori del retail cercano sempre più nuovi modi per soddisfare i propri clienti e per intercettare nuovi consumatori. Secondo Craig Summers, Uk Managing Director di Manhattan Associates:  “L’innovazione procede a ritmo sempre più veloce, e per questo prevediamo che, nel prossimo anno, i retailer arriveranno a raddoppiare gli investimenti per l’infrastruttura tecnologica”.

  1. Ma andiamo con ordine, in questo primo post proviamo a sviluppare il primo punto, quello legato alla personalizzazione dell’esperienza d’acquisto:

Oggi i consumatori chiedono sempre più di vivere un’esperienza di acquisto personalizzata e non replicabile da altri.

Se, secondo quanto riporta The Wall Street Journal con Brendan Witcher, Principal Analyst di Forrester Research, il 90% delle aziende si concentra sulla personalizzazione dell’esperienza d’acquisto del cliente, però c’è solo un 40% dei clienti che si ritiene soddisfatto da questo sforzo dei retailer.  Ad oggi, in effetti, chi opera in store o nei call-center non è stato quasi mai in grado di offrire esperienze realmente personalizzate. Questo perché non c’è ancora stata sul mercato una visione omni-canale dei comportamenti del cliente.

Nell’immediato futuro bisognerà, grazie alla tecnologia, combinare quei dati non strutturati sulle conversazioni dei clienti,  con informazioni che si collegano in modo strutturato ai dati degli ordini.

In questo modo il personale di negozi e dei call center potrà migliorare il servizio e avere così clienti più soddisfatti. 

Spesso chi si occupa di retail fa uno sforzo enorme, economico e tecnologico, per dare risposte alla clientela , ma non riesce a migliorare il proprio customer engagement.

Così, abbinando il miglior ingaggio (relazione e fidelizzazione) del cliente, facendo tesoro delle sue esigenze personali nell’esperienza di acquisto,  e puntando a un sensibile miglioramento della gestione degli ordini aziendali e dei dati relativi, si andrà verso un miglior utilizzo dei dati in possesso dell’azienda che li trasformerà in informazioni utili ai fini di sviluppare una migliore shopping experience omni-canale, in termini di personalizzazione e ottimizzazione della relazione.

Ma cosa significa omni-canale ? Ad oggi le aziende sono abituate a seguire i propri clienti con una strategia multicanale, cioè provando a fare con loro engagement e a seguirli su tutti i canali che l’azienda mette in campo. Con una strategia omni-canale, invece, si fa in modo che qualsiasi sia il canale o i canali che il cliente usi per approcciarsi all’azienda, il messaggio, l’approccio e le relative modalità di risposta alle esigenze del cliente siano identiche.

Più canali un’unica esperienza e un unico insieme di dati in maniera da avere una lettura univoca del cliente.

Così facendo le aziende riusciranno ad fornire effettivamente, al cliente, la migliore risposta possibile.

E il CRM ? Inutile dire che il CRM aiuta. L’unica attenzione però che anche l’approccio del vostro CRM nel mettere insieme i dati e le informazioni su quel cliente sia Omni-canale e non multicanale.

Fonte per l’articolo:  Manhattan Associates, Inc

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