Archivio annuale 2018

DiMichele Dell'Edera

Marketing Digitale: Partiamo dal progetto, facciamoci 10 domande

Se mi sono sempre soffermato sull’importanza dell’ascolto, non posso che ripartire da qui per parlarvi di progettazione digitale e marketing…

Se un consulente vuole mettere in campo un progetto che utilizzi il web per il successo del proprio cliente non può che partire che dall’ascolto del cliente stesso.

Come si suol dire bisogna sedersi a tavolino con il cliente e parlare con lui partendo da alcuni dati che restano fondamentale per capire quanta strada si farà e se sarà quella giusta. Provo a raccontarvi di alcune domande che uso spesso con i miei potenziali clienti.

  • Prima domanda da fare al nostro potenziale cliente, imprenditore: perché pensa di dover partire con un progetto digitale ? Sito, mobile, social, Direct Marketing, ecc.
  • Seconda domanda:  Dove vuole arrivare? Quali sono i suoi obiettivi commerciali per il canale digitale?
  • Terza domanda: Capiamo meglio, quanto pensa di dover fatturare a regime con questo canale ?
  • Quarta domanda: In quanto tempo pensa di rendere profittevole la sua attività su web ?
  • Quinta domanda: Quali sono le risorse economiche che pensa di mettere a disposizione per questo progetto, sapendo che ci sarà un periodo nel quale i costi (investimenti) supereranno i ricavi ?
  • Sesta domanda: Quali e quante sono le risorse umane che vuole dedicare a questo progetto ? Quante ore giornaliere queste persone dedicheranno al progetto ?
  • Settima domanda: Questo progetto integrerà, sostituirà gradualmente o sarà l’unico canale di vendita dell’ azienda ? A seconda della risposta cambiano anche tattiche, strategie e risorse necessarie a raggiungere gli obiettivi prefissati.
  • Ottava Domanda: Qual’è il suo mercato di riferimento (i clienti)
  • Nona domanda: Qual’è l’offerta già presente sul mercato e in particolar modo anche sul mercato digitale (i fornitori)
  • Decima domanda: Quali sono o saranno i suoi punti di forza.

Fermiamoci qui, anche se ciascuna di queste domande ne sviluppa certamente delle altre, e proviamo, in qualità di consulenti, a far rispondere i nostri clienti a queste prime dieci.

Fatto ciò, il nostro progetto, comincerà ad avere le indicazioni utili per cominciare a lavorarci sopra.

Come sedersi a tavolino con il cliente ? O di persona o via Skype (o altro), se le distanze non lo consentono, non cambia, quello che è certo che non ci si può fermare alle sole apparenze o sensazioni personali.

Contattami se vuoi !

DiMichele Dell'Edera

Content Marketing: Quel titolo che ti cambia la vita

Partiamo dal presupposto che è talmente strategica la stesura di un titolo che i grandi giornali hanno sempre avuto, oltre al giornalista, il “titolista” cioè colui che scrive, modifica o migliora un titolo di un articolo. Un vero e proprio “uomo marketing” della notizia in grado di “venderla” e di invogliare a leggerla o, nel digitale, di invogliare a cliccarci sopra.

Se c’è una cosa importante quando si scrive un contenuto, quella è il titolo:

  • Sarà il titolo del tuo post in effetti che stimolerà più persone a leggerlo
  • Sarà il titolo (SEO) ad essere indicizzato principalmente sui motori di ricerca e rendere il post durevole nel tempo; sarà il titolo del post a rendere accattivante l’articolo sui social network

Ma cosa deve fare un titolo e quali sono le sue caratteristiche ? Ecco 8 consigli utili per scriverne uno:

  • Un titolo deve stimolare la curiosità del lettore, senza di quella, l’articolo passerà inosservato
  • Il titolo deve essere specifico: deve far capire, a grandi linee e brevemente, quali sono gli argomenti trattati dal post
  • Potrebbe essere utile utilizzare dei superlativi, ad esempio: “i 5 più importanti consigli per viaggiare”
  • Potrebbe contenere delle insolite analogie: “Quel treno più veloce di una tartaruga”
  • Un titolo non deve essere complesso, bisogna rendere facile, fin dal titolo, un argomento complesso
  • Non sempre andare a favore di corrente paga. Il pensiero unico non aiuta ad emergere, date valore al vostro pensiero. Fate un titolo, quando l’argomento lo consente, che sia anche un po’ controcorrente. Un consiglio potrebbe anche essere quello di scrivere un titolo del tipo: “il rumore del silenzio”
  • Ciascuno di noi è attirato dai numeri; Usate i numeri, ad esempio: “5 consigli utili per fare content marketing”
  • Se volete che il vostro articolo venga riconosciuto e trovato come un articolo che affronta il tema dell’e-commerce, allora mettete nel vostro titolo la parola: “E-commerce”.
DiMichele Dell'Edera

Content Marketing: e se ci fissassimo un bel calendario ?

Dopo aver fissato gli obiettivi e il nostro possibile pubblico, è il caso di cominciare a pensare a qualcosa di concreto. Cioè al nostro calendario delle pubblicazioni e agli argomenti che andremo a trattare nei nostri post.

Non faremo perché abbiamo memoria corta, lo faremo per impegnare noi stessi a un lavoro che, presi dalla quotidianità delle cose, finiremo sempre per relegare all’ultimo posto.

Dobbiamo fare un vero e proprio piano editoriale con date e argomenti… Proviamo ad elencare alcuni punti fondamentali:

Vanno programmati post e pubblicazione di contenuti che abbiano una cadenza regolare

  • Non è possibile lasciare al caso i tempi di pubblicazione
  • Ad esempio (ma è solo un esempio) si potrebbe decidere di pubblicare un post a settimana

Va decisa la periodicità non meno di 3-4 volte al mese

  • Come si diceva prima è bene fare almeno un post a settimana.
  • Se dovesse esserci qualche grossa novità, è chiaro che si possono anticipare o aumentare le pubblicazioni

Aggiornate il blog durante i giorni lavorativi (è solo un consiglio)

  • Forse è meglio pubblicare nei giorni lavorativi perché c’è più pubblico collegato ad Internet rispetto ai week-end nei quali le persone preferiscono fare altro.
  • Questa considerazione vale in generale, ma non è detto che per alcune categorie particolari di contenuti sia proprio il w.e. il momento migliore per diffonderne.
  • Aggiungiamo anche che oggi, con il superamento dei device mobili rispetto a quelli desktop, sono molti di più quelli che usufruiscono della rete anche il sabato e la domenica.

Non è detto, quindi, che, ad esempio, un post che propagandi un menu di un ristorante per il w.e. non sia il caso di farlo proprio il sabato e la domenica, utilizzando, magari, anche strumenti di geolocalizzazione.

Provate anche altre cadenze a seconda della vostra tipologia di contenuti

  • Come ho già detto sopra, queste sono indicazioni di massima, ma è chiaro che bisogna conoscere bene i comportamenti del proprio pubblico per programmare post.
  • Come si scoprono i comportamenti del proprio pubblico ?
    • In parte conoscendo il proprio settore e facendo delle analisi a priori (prima di cominciare le pubblicazioni)
    • In parte facendo un ottimo lavoro di analisi su ciò che di volta in volta pubblichiamo (quanti lettori, con quali comportamenti, in quali giorni, da dove, ecc. ecc,)

I post si possono anche scrivere e programmare le uscite

  • Non è detto che per pubblicare in maniera periodica si debba per forza scrivere il post, preparare il video o le foto per forza il giorno in cui è prevista la pubblicazione. E’ inutile dire che gli attuali CMS (Content Management System) e i Social Media permettono di inserire il post e di programmarne la pubblicazione anche dopo diversi giorni.

Non datevi obiettivi e programmi irraggiungibili o generici

  • Se siamo in un’azienda e non abbiamo una persona che fa solo lavoro sui contenuti, è inutile pensare di fare, ad esempio, un post al giorno.
  • Meglio pensare e studiare cosa pubblicare che pubblicare solo post generici.

Se hai dubbi o hai voglia di suggerirmi qualcosa contattami:

DiMichele Dell'Edera

Content Marketing: avere degli obiettivi chiari

Se il blog non è morto e se la chiave del successo di un funnel di marketing e, più in generale, di una strategia di marketing digitale, è la capacità di produrre e distribuire contenuti interessanti in grado fare engagement, allora ci dobbiamo meglio focalizzare su come produrre questi contenuti.

Dobbiamo quindi chiederci e mettere su carta alcune cose:

A quali obiettivi miriamo

In pratica dobbiamo sapere a cosa servirà il nostro blog, e cosa ci deve aiutare a fare. I contenuti e il “racconto” che andremo ad esplicitare in esso dove ci deve condurre e, soprattutto, dove deve condurre i nostri lettori.

Ci deve aiutare a:

  • Rafforzare il nostro brand
  • A far conoscere i nostri prodotti
  • A far conoscere le nostre modalità di lavoro
  • A Migliorare la nostra reputazione, facendo emergere le nostre competenze e i temi importanti del settore che stiamo spingendo
  • Fare informazione e formazione
  • Diffondere nostri casi di successo e casi di successo dei nostri clienti
  • e altro ancora se vi viene in mente.

A seconda di quali obiettivi dobbiamo raggiungere dovremo riflettere ancora su alcune cose

Ci dobbiamo chiedere chi è il nostro pubblico

A seconda del settore dove operiamo e agli obiettivi che vogliamo raggiungere, sapremo e dovremo anche individuare il nostro pubblico.

  • Dove opera (in quale area geografica)
  • Il genere, uomini o donne
  • Che età ha o deve avere
  • Ha un ruolo nella sua azienda
  • Ha un ruolo nella società
  • Di cosa si occupa
  • Quali sono le sue abitudini
  • Anche qui se ci vengono in mente altre caratteristiche che deve avere il nostro pubblico è bene focalizzarle e tenerne conto.

Anche la tipologia e la forma dei contenuti devono essere scelti e calibrati a seconda di chi è il nostro pubblico. Ad esempio: tipo di linguaggio, lunghezza dei post, meglio foto, meglio video, come alterniamo i contenuti, ecc. ecc.

E adesso diamo un’occhiata ai nostri competitor

  • Sviluppano contenuti
  • Hanno un blog e/o dei canali di comunicazione
  • Cosa raccontano ?
  • Come lo raccontano
  • Hanno successo ?
  • Qual’è la percezione del loro pubblico
  • Quale strategia hanno adottato (anche rispetto a tutte le attenzioni di cui parlavamo sopra)

Adesso dobbiamo individuare il focus del nostro blog, definendo di cosa si occuperà

Fatta l’analisi ed essendoci date tutte le risposte alle domande di cui sopra e avendo messo giù un vero e proprio documento strategico sapremo di cosa si occuperà il nostro blog (e i nostri canali di comunicazione digitale) e come lo farà.

 

Se vuoi contattami che ne parliamo 

DiMichele Dell'Edera

Ecco il mio podcast da SMAU Academy: #webrooming e #funnel di marketing digitale e come sta cambiando il business online.

Lo scorso anno a #Smau #Napoli, adesso il podcast di quel mio workshop è disponibile in SMAU #Academy

Con Michele Dell’Edera – Pillole di web Strategies – Digital Strategies parliamo di #webrooming e #funnel di marketing digitale e di come sta cambiando il business online.

Buon ascolto! https://itunes.apple.com/it/podcast/vendere-utilizzando-la-rete/id1105399198?i=1000417708666&mt=2

Se vuoi saperne di più contattami:

DiMichele Dell'Edera

Content Marketing: il blog non è morto, anzi

Ho sempre detto che un contenitore, senza un contenuto interessante e costante, non regge, anzi è destinato a perdersi molto presto negli oceani della rete. E’ necessario se si vuole essere presenti, visibili e riconosciuti, avere un ecosistema digitale in grado di tenere in piedi l’interesse verso ciò che siamo, che vogliamo dire e far passare, che vogliamo vendere…

Il contenitore, immaginate un sacco, senza il contenuto non si regge.

Ma quale sarà l’ecosistema web aziendale in grado di ospitare i nostri contenuti ? Oggi tutti i contenitori web: sito internet, blog, piattaforma e-commerce. social (Facebook, Linkedin, Youtube), sono in grado di ospitare contenuti sotto forma di diversi formati. Dal testo, alle immagini, ai video, agli audio.

Le piattaforme social poi provano ad essere sempre più autosufficienti e sempre meno “Aperte” ai contenuti esterni, questo porta molti ad utilizzarle come unico luogo per inserire o programmare contenuti. C’è la possibilità di scrivere note, storie, articoli, fare dirette video, pubblicare video, ecc. ecc. direttamente in piattaforma senza la necessità di dover prendere per forza informazioni da altri contenitori.

Detto tutto questo in molti hanno cominciato a dire che “il blog è morto”, non c’è più bisogno del blog perché tanto è possibile pubblicare direttamente sui social e, tra l’altro la visibilità naturale che se ne riceve è maggiore perché le varie piattaforme social tendono a favorire i contenuti “proprietari” cioè pubblicati al loro interno.

Partiamo da alcune considerazioni:

  • Il contenuto pubblicato è vostro
  • Questo contenuto ha un senso se aiuta a portare al vostro brand dei risultati e visibilità
  • E’ necessario che il contenuto, salvo qualche eccezione, porti al vostro sito
  • E’ necessario quindi attivare un blog interno al vostro sito che sviluppi contenuti in grado di favorire il posizionamento organico
  • Il blog aziendale deve essere presente sia se si tratta di un sito di rappresentanza (sito istituzionale aziendale) sia se si tratta di un e-Commerce
  • I titoli degli articoli e i loro contenuti aiuteranno la SEO del vostro sito e la vostra brand reputation

Dal mio punto di vista quindi, il blog, è il punto di partenza per creare contenuti di vario genere e diffonderli. Vedremo che ci sono anche eccezioni necessarie, ma questo lo vedremo in seguito.

Ma come devono essere i nostri contenuti e il nostro blog  ? Quali le attenzioni da tenere ?

  • Fissate bene i vostri obiettivi
  • Elaborate un calendario regolare (piano editoriale)
  • Siate vari, non sempre le stesse cose, non sempre lo stesso stile
  • Andate oltre la parola scritta (usate le diverse modalità di comunicazione disponibili)
  • Le dimensioni del pezzo hanno un senso (valutate bene quanto deve essere ampio il vostro pezzo, il vostro video, ecc.)
  • Imparate a scrivere titoli efficaci, Il titolo rende vincente un pezzo contribuendo almeno per il 60% del tutto
  • La grafica è importante e necessaira
  • Siate stimolanti (mai essere piatti)
  • I commenti è meglio moderarli (sulle piattaforme social non lasciate le domande e le considerazioni senza risposta)
  • Applicate tag e categorie a ogni contenuto (sono molto importanti per la riconoscibilità del pezzo e anche del pubblico)
  • Scrivete così come siete abituati a parlare (non scrivete in uno stile non naturale)
  • Non pensate troppo, siate spontanei

Mi occupo di contenuti da anni. Vi posso garantire che qualsiasi evoluzione ci sarà sulla tecnologia, nulla potrà sostituire il contenuto.

Scrivetemi pure se volete.

DiMichele Dell'Edera

Digital Strategies: Non c’è comprensione senza ascolto

Ho letto qualche giorno fa con attenzione un post nel quale si metteva in risalto la grande importanza del silenzio e, per una persona come me che non ama le urla e il chiasso fini a sé stessi, è stata una lettura interessante.

Poi ho cominciato a chiedermi: ma siamo sicuri che amo il silenzio ?

In effetti ho sempre pensato che più di ogni cosa non è tanto il silenzio quello che conta, quanto la capacità di ascoltare chi ci sta di fronte.

Se non ascolto chi mi sta di fronte come farò a comprendere quali sono i suoi problemi, le sue urgenze, le sue necessità.

Spesso chi si occupa di vendite, di strategie di marketing, chi si presenta come “guru” della comunicazione digitale ha un grande difetto: “parla”, “parla per primo”, non concede alcuno spazio al suo interlocutore. Magari presenta sé stesso, i suoi “grandi” successi, si ascolta, ma non ascolta.

C’è un primo passo da fare sempre: ascoltare il proprio interlocutore, leggere lui, le sue paure e le potenzialità della sua azienda, prima di scrivere o proporre ricette.

Personalmente se non ascolto, se non faccio parlare chi mi sta di fronte non riesco a dire nulla, non ho ricette preconfezionate o uguali per tutti.

L’interlocutore, l’imprenditore, la “persona” che mi sta di fronte è “l’ingrediente” più importante per la ricetta che poi si deve andare a realizzare.

Questa attenzione, necessità, si riscontra certamente nei primi incontri, ma si sostanzia in tutto il percorso che si andrà poi a fare con l’azienda. Anzi, non solo dovrò ascoltare il “titolare” dell’azienda, ma anche tutti coloro i quali concorrono al suo successo, dal primo manager, all’ultimo (si fa per dire) degli operai.

Ognuno di loro avrà una vision, delle sensazioni, delle esperienze che saranno fondamentali per portare a termine il proprio lavoro con successo e con risultati degni di questo nome.

Non c’è strategia digitale e non che tenga senza una grande dose di ascolto…

Senza ascolto, non ci sarà silenzio e… soprattutto senza ascolto non sarà dato valore alle persone che oggi sono fondamentali per la riuscita di una strategia…

Sentiamoci !

DiMichele Dell'Edera

Digital Marketing, il primo passo è la squadra

Più passano gli anni, più mi occupo di digital marketing e digital strategies, più mi convinco del fatto che alla base di tutto ci debba essere una squadra in campo, consapevole di giocare una partita comune.

Quanto più il o i digital strategist vengono lasciati soli a svolgere il loro lavoro dall’azienda, tante più sono le probabilità di incorrere in un insuccesso.

Chi mette sul mercato prodotti, soluzioni e servizi è lui il vero protagonista della “vendita” al cliente. In questo caso il “chi” non si riferisce solo al management dell’azienda, ma a tutti i protagonisti, dal proprietario all’ultimo (si fa per dire) degli operai o dei fattorini.

Basta che uno qualsiasi di loro sbagli approccio, non sia abbastanza empatico o reattivo, non faccia vivere un’esperienza d’acquisto positiva al cliente che tutto il lavoro fatto per rendere positiva quell’esperienza può finire male con la necessità di ricominciare da capo.

Ecco perché da sempre sia io, sia i miei colleghi facciamo, ancor prima di partire alcune ore di incontro, formazione e ascolto con il personale dell’azienda.

L’incontro:

L’incontro è importante perché abbatte muri, sospetti e reticenze verso chi arriva in azienda e prova ad impostare una nuova strategia di lavoro per il digitale. Rompere sui pregiudizi, essere subito parte della stessa famiglia aiuta ad essere subito in trincea tutti insieme per il bene dell’azienda e la soddisfazione dei clienti.

La Formazione:

La formazione serve a far passare alcuni concetti legati al digitale e alcuni azioni minime che ciascuno può e deve mettere in campo per favorire la riconoscibilità dell’azienda sulla rete e sul campo. Da lavoratore a protagonista dell’azienda. Da dipendente a partner… Una squadra consapevole di quello che succede e di qual’è la partita che si sta giocando non può che essere una squadra ben messa in campo e, alla lunga vincente…

L’Ascolto:

Posso scrivere e progettare strategie per tutte le tipologie di azienda, ma non sono un tuttologo. Per questo motivo è necessario ascoltare sempre e con attenzione, chi si sporca le mani sul campo e incontra direttamente i clienti o i potenziali clienti. E’ importante incontrare il management per la vision e gli obiettivi da raggiungere, è importantissimo incontrare gli operai, gli addetti al servizio clienti, eccetera, perché sono loro che ti racconteranno chi sono i clienti, cosa chiedono, cosa trovano, cosa vorrebbero, cosa potremmo dargli in più o in modo diverso.

E’ con l’ascolto che si costruisce la squadra:

Nessun Digital Strategist può pensare di andare in azienda, sedersi a un tavolo per la prima volta con loro e dettare o illustrare ricette decise a tavolino che non saranno sentite proprie dai protagonisti e che, proprio per questo, al 90%, non risulteranno essere efficaci.

Meditiamo gente, meditiamo.

Se volete contattatemi:

DiMichele Dell'Edera

Qualche curiosità interessante: Il 16,37% degli acquisti online totali viene effettuato il lunedì

Con l’apparizione della Grande Distribuzione Organizzata cioè di ipermercati e centri commerciali, il week-end (venerdì e sabato in particolare) è diventato il momento in cui ci si reca in questi luoghi per fare acquisti.

In effetti molte famiglie approfittano dei giorni non lavorativi per fare le spese legate al quotidiano settimanale e cioè: cibo e articoli per la casa.

Pur non essendo lontani da queste situazioni e vedendo ancora file in alcuni negozi nel w.e. qualcosa sta cambiando con l’arrivo della possibilità di effettuare acquisti on line.

I consumi e le abitudini relative cambiano con il cambiamento dei tempi.

Secondo alcuni dati provenienti dalla Spagna e in particolare da SeQura (azienda che si occupa di sistemi di pagamento on line), dal 2013 c’è una tendenza che vede gli acquisti spostarsi durante tutto l’arco della settimana e quindi anche dal lunedì al venerdì. Gli acquisti nel fine settimana sono in calo.

Se una volta il lunedì nell’immaginario collettivo era visto come giorno in cui cominciava la settimana lavorativa o scolastica, oggi, con grande sorpresa, il lunedì è il giorno in cui si acquista di più via Internet, gli fa compagni anche il giovedì.

E’ colpa dell’e-commerce ? In realtà è “colpa” del cambiamento delle abitudini di acquisto e degli strumenti che gli acquirenti hanno a disposizione per fare compere.

Con le-commerce di ultima generazione sono migliorati e di molto i servizi servizi di consegna delle merci (24/48 ore) e i consumatori non si sentono più obbligati a sacrificare il giorno libero per uscire a fare compere.

Anche l’e-commerce però deve fare le sue scelte per rimanere al passo con i tempi e non lasciare completamente il campo ai grandi player.

Piattaforme user friendly, delle user experience di alto profilo, usabilità e facilità nel raggiungere gli obiettivi di acquisto, facilità nelle modalità di pagamento, usabilità mobile, presenza sui motori di ricerca e campagne social sono aspetti ai quali non si può rinunciare.

Non esitate a contattarmi per ulteriori approfondimenti:

 

DiMichele Dell'Edera

Inbound marketing, attrarre e coinvolgere i clienti. Saranno loro a cercarti.

Quale ruolo per il Blog

Per cominciare un funnel di marketing che funzioni è necessario portare le persone interessate al tuo business sulle tue pagine.

E’ necessario quindi avere un piano editoriale con la programmazione dei contenuti, pubblicarli e cominciare così a creare interesse e traffico. E’ sufficiente ? Sicuramente è il primo passo.

Quindi è necessario senza ombra di dubbio avere un blog e lavorare affinché i contenuti siano concepiti in ottica SEO, cioè vengano ottimizzati per indurre il motore di ricerca a trovarle e a indirizzarvi gli utenti della rete.

E’ consigliabile, perciò, fare un lavoro sulle keyword che devono essere presenti e contestualizzate all’interno dell’articolo che andremo a scrivere. Non dimentichiamo quello che ci siamo detti nell’articolo precedente e cioè che chi naviga cerca “informazioni”, pone domande, i nostri contenuti devono rispondere a delle domande, devono soddisfare questa ricerca di informazioni.

Ma il blog non serve solo a portare pubblico sulle pagine aziendali e a far apprezzare i contenuti, serve anche a portare il pubblico, in maniera abbastanza naturale, verso gli obiettivi on line aziendali. Per fare ciò si creano delle landing page, in grado di ricevere l’atterraggio del pubblico che arriva dal blog e dagli altri canali dell’ecosistema web aziendale.

Dal Blog alle Landing Page

Per portare traffico dal blog alle landing è bene inserire all’interno del testo dell’articolo e del post del blog dei link che portino alla landing page. Si potrebbero anche usare dei banner interni al testo o nella sidebar laterale del blog o nel suo footer.

E’ chiaro che questi link devono essere contestualizzati e non percepiti come qualcosa d’altro rispetto al contenuto del post. Anche le sidebar possono essere personalizzate per categoria o tag, specialmente se parliamo di WordPress come CMS (Content Management System).

Se ad esempio ho degli articoli del content marketing e sono così categorizzati potrei fare in modo che ci sia una sidebar personalizzata che contenga banner che portino a una landing page che parli di questo tipo di servizio.

Inbound Marketing: non il blog, ma un ecosistema

Ovviamente non ci si può basare solo sui probabili e possibili risultati rivenienti dall’attività editoriale sul Blog.

Giusto per fare un esempio i contenuti video e le immagini oggi giocano un ruolo fondamentale nell’attirare pubblico. Essi vanno veicolati attraverso le piattaforme social per  portare gli utenti verso le landing pages aziendali o verso prodotti specifici che intendiamo vendere o promuovere.

Attorno all’azienda va creata una community, vanno utilizzati infuencer in grado di convincere il vostro pubblico.

Bisogna essere in grado di tessere relazioni sulle rete e coltivarle, bisogna saper fare PR on line.

Le scelte che si fanno per mettere su un funnel di inbound marketing devono essere guidate (almeno è auscpicabile) da un digital strategist in grado di supportare l’azienda nel suo percorso.

E’ chiaro che per ogni obiettivo c’è una strategia, è quindi difficile dire se l’Inbound marketing sia meglio dell’outbound marketing.

Quello che è certo è che l’inbound marketing ha in sè una nuova visione del mondo e cioè:

  • se l’outbound marketing punta con campagne esterne più o meno appariscenti a portare pubblico in negozio (da voi);
  • l’inbound marketing lavora affinché siano i clienti a cercarvi e venire da voi. Il concetto è rivoluzionario. Chi sceglie di venire da voi ha già fatto un po’ di strada verso l’acquisto.

Proviamo a parlarne !

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