Archivio mensile ottobre 2013

DiMichele Dell'Edera

Aziende, ecosistema web e utilizzo dei social network, quali strategie. Le slide

destinoCiascuno è artefice del proprio destino. Non possiamo dire che non sia vero, e che non sia vero anche quando si parla della propria presenza su web.
Se fino a qualche anno fa eravamo convinti che il sito internet “rappresentasse” la presenza su internet dell’azienda, oggi non possiamo non parlare di ecosistema web aziendale.
Un ecosistema che vede, sicuramente, protagonista ancora il sito internet aziendale, ma come luogo di atterraggio, come punto di arrivo dell’utenza che si riesce a coinvolgere attraverso il web con i molteplici strumenti web based che si metteranno in campo.
La presenza e l’attività sui diversi social network, una buona attività di Social Media Optimization, un costante lavoro di coinvolgimento e di engagement, la capacità di “fare tesoro” dei dati e delle azioni che mettiamo in campo sul web, sono, ormai attività irrinunciabili per un’azienda.
Mettere insieme strumenti di comunicazione (sito, blog, social network, ecc) e di organizzazione aziendale (ad esempio il CRM) in modalità web-based non è un’attività banale, quindi, va pensata e programmata in modo strategico, magari con l’aiuto di un manager o di uno staff specializzato in tale attività. E’ un’attività che però l’azienda non può delegare in toto e, soprattutto, per troppo tempo.
Ci potrà essere un affiancamento, potremmo dire anche una sorta di temporary management aziendale legato all’attività web-based, ma poi l’azienda dovrà camminare da sola (o al massimo accompagnata). Perché ciascuno, come detto, è artefice del proprio destino.
Ecco, nella nostra chiacchierata parleremo di questo, cercando di approfondire strategie e modalità per mettere su un buon ecosistema web aziendale.

Ne abbiamo parlato a SMAU Milano lo scorso 24 ottobre, ecco le slide.

 

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Proviamo ad approfondire ?… Scrivimi !

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DiMichele Dell'Edera

Smart City, Smart Citizen, Smart Community, quale il ruolo del web 2.0 ecco le slide.

In un periodo in cui la crisi morde anche e, direi soprattutto,  gli enti pubblici più vicini ai cittadini, e cioè i comuni, si ha bisogno di amministratori che vogliano restare fedeli al loro mandato di trasparenza e di erogazione di servizi utili alla città.
smartcityfuturoUn corretto monitoraggio del territorio, una capacità di intervento immediata e utile ad eliminare disagi e disservizi, l’ascolto dei cittadini e il dialogo con essi, spesso necessita di un’organizzazione di uffici e personale che non tutti i comuni sono in grado di permettersi.
E allora ? Allora bisogna aguzzare l’ingegno e cominciare a tirare dalla propria parte le nuove tecnologie informatiche e della comunicazione e, perché no, anche i cittadini.
I Social Network che, sia pure con qualche difficoltà, sono entrati nelle prassi di utilizzo quotidiano delle aziende italiane, stentano ancora a far breccia tra le mura delle nostre istituzioni territoriali.
In fondo c’è da capire la difficoltà di enti da sempre abituati più al “parlare” che “all’ascoltare” che di punto in bianco si troverebbero a gestire una mole di “dialoghi” con i propri cittadini molto vasta.
Eppure si può fare utilizzando gli strumenti e gli accorgimenti giusti i Social Network, le tecnologie informatiche, la rete, i sistemi mobile e di geolocalizzazione, la cartografia on line, possono trasformarsi in breve da “problema” per l’ente in risorsa.
Del resto, cosa c’è di più naturale di un URP, o di un ufficio stampa che sposi le tecnologie 2.0 ? Non sono stati pensati per comunicare con i cittadini e con i media ?

Abbiamo parlato di questo a SMAU Milano 2013, ecco le slide presentate durante il mio workshop

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DiMichele Dell'Edera

Vedere il risultato, il primo passo per realizzare un sogno

occhibendatiSe oggi chiedessimo a un vecchio programmatore di disegnarci il processo di messa a punto di un software, di un progetto, ci direbbe: “Ok, quali saranno gli output da ottenere ?”.

In pratica ci chiederebbe di immaginarci, anzi di vedere qual è il risultato finale da ottenere. Attenzione, non “guardare al risultato”, che vorrebbe dire semplicemente prevediamo cosa vogliamo ottenere, ma “vedere il risultato”.

Cioè “vedere” con gli occhi della mente il risultato già ottenuto, il progetto realizzato, funzionante, e di successo.

Cosa spinge una persona, ad esempio, ad aprire un negozio ? La disperazione, l’ineluttabilità della vita, il fato, le circostanze ? Io penso che una persona che decide di intraprendere un’attività prova a rendere concreto un sogno, prova a rendere tangibile ciò che lo non è, prova a rendere reale ciò che può sembrare, razionalmente, un qualcosa di faticoso da raggiungere o, addirittura, quasi impossibile da realizzare.

Se ognuno di noi provasse a mettere in campo progetti partendo dal proprio essere razionale molto probabilmente ci troveremmo di fronte a un mondo arido e privo di innovazione.

L’uomo ha trasformato il mondo perché ha dato corpo ai suoi sogni. Immaginate che i fratelli Wright abbiano pensato in modo razionale al progetto di concedere all’uomo il privilegio di volare ?

Avrebbero pensato che forse volare sarebbe stato pericoloso, avrebbero pensato che se l’uomo è nato senza ali non sarebbe mai stato in grado di volare, avrebbero pensato che nessun oggetto sarebbe riuscito a sfidare la forza di gravità librandosi in volo sia pure sospinto da un motoreAvrebbero ceduto alla razionalità e quindi alla paura, alla tentazione forte di non lasciare il sicuro per l’insicuro.

Però loro, ancor prima di affrontare razionalmente gli aspetti tecnici del futuro velivolo hanno visto quel velivolo volare, vi sono saliti sopra, hanno volato e hanno visto i prati, gli alberi, le case diventare sempre più piccole… Quel volo loro lo hanno fatto, lo hanno vissuto prima ancora di cominciare a progettare e a costruire il primo aereo della storia in grado di staccarsi dal terreno.

Hanno immaginato il risultato, hanno immaginato il loro successo, l’output appunto ancor prima di aver iniziato a mettervi mano. Loro non avevano immaginato l’aereo, avevano immaginato di volare.

Dall’output, da quel sogno, si deve costruire, in una sorta di processo all’inverso, in una sorta di operazione di reverse engineering il nostro progetto concreto. E’ il vedere il nostro sogno realizzato che ci deve condurre alla costruzione dei percorsi e dei processi di realizzazione concreta di un progetto, non il contrario. Altrimenti la razionalità ci farebbe vivere il tutto come un costo, un peso, un ostacolo insormontabile e non come un investimento, un’avventura entusiasmante, una sfida da vincere.

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