Archivio annuale 2013

DiMichele Dell'Edera

2013, Il Contenuto !? E la strategia ? 2014

guardarelontanoSiamo partiti con un 2013 che doveva essere e lo è stato, sulla scia anche degli anni precedenti, l’anno in cui i contenuti dovevano consacrarsi come assolutamente preponderanti sul contenitore. Direi che è andata così, e andrà ancor di più così nel futuro…

Merito di un’evoluzione della rete dettata in gran parte dalla grande madre (o padre se preferite) “Google” che ha dato sempre più importanza ai concetti più che alle singole parole e, si sa, i concetti non possono che essere espressi con contenuti di qualità a prescindere dalla forma che essi prendono: testo, immagini, video, altro…

Ma chi decide che un contenuto è di qualità ? Evidentemente il suo successo, cioè la capacità da parte di questo contenuto di generare interesse, di generare condivisioni e apprezzamenti.

E allora ecco che entrano in ballo i tantissimi strumenti e community messi a disposizione dal web 2.0 i quali, per certi versi, attraverso un loro utilizzo intelligente e strategico garantiscono quel famoso successo al contenuto che si è deciso di rendere pubblico sulla rete.

Ma allora al contenuto va affiancato qualcos’altro. Questo qualcos’altro è la strategia.

Non posso pensare che il centro del mondo sia il mio sito internet, o il mio blog, ma posso immaginare che esso sia il centro del mio ecosistema su web.

Un ecosistema formato e fondato su quali strumenti ? Anche questa scelta rientra in un piano strategico che parte innanzitutto dagli obiettivi che ci si pone quando si vuole partire.

“Perdere” un po’ di tempo all’inizio per poi viaggiare spediti uno dei piccoli “segreti” di cui non bisognerebbe dimenticarsi.

Sentivo giorni fa per radio uno scrittore che diceva:  “per scrivere un libro ci metto molto tempo, ma è strategico il primo paragrafo, è lì che perdo la maggior parte del mio tempo, è lì che definisco ritmi, stile, tipologia di contenuti, ambientazione… poi il resto viene facile e veloce”…

Ecco direi che sia una descrizione perfetta di quello che dobbiamo fare.

Proviamo ad approfondire ?… Scrivimi !

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DiMichele Dell'Edera

Aziende, ecosistema web e utilizzo dei social network, quali strategie. Le slide

destinoCiascuno è artefice del proprio destino. Non possiamo dire che non sia vero, e che non sia vero anche quando si parla della propria presenza su web.
Se fino a qualche anno fa eravamo convinti che il sito internet “rappresentasse” la presenza su internet dell’azienda, oggi non possiamo non parlare di ecosistema web aziendale.
Un ecosistema che vede, sicuramente, protagonista ancora il sito internet aziendale, ma come luogo di atterraggio, come punto di arrivo dell’utenza che si riesce a coinvolgere attraverso il web con i molteplici strumenti web based che si metteranno in campo.
La presenza e l’attività sui diversi social network, una buona attività di Social Media Optimization, un costante lavoro di coinvolgimento e di engagement, la capacità di “fare tesoro” dei dati e delle azioni che mettiamo in campo sul web, sono, ormai attività irrinunciabili per un’azienda.
Mettere insieme strumenti di comunicazione (sito, blog, social network, ecc) e di organizzazione aziendale (ad esempio il CRM) in modalità web-based non è un’attività banale, quindi, va pensata e programmata in modo strategico, magari con l’aiuto di un manager o di uno staff specializzato in tale attività. E’ un’attività che però l’azienda non può delegare in toto e, soprattutto, per troppo tempo.
Ci potrà essere un affiancamento, potremmo dire anche una sorta di temporary management aziendale legato all’attività web-based, ma poi l’azienda dovrà camminare da sola (o al massimo accompagnata). Perché ciascuno, come detto, è artefice del proprio destino.
Ecco, nella nostra chiacchierata parleremo di questo, cercando di approfondire strategie e modalità per mettere su un buon ecosistema web aziendale.

Ne abbiamo parlato a SMAU Milano lo scorso 24 ottobre, ecco le slide.

 

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Proviamo ad approfondire ?… Scrivimi !

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DiMichele Dell'Edera

Smart City, Smart Citizen, Smart Community, quale il ruolo del web 2.0 ecco le slide.

In un periodo in cui la crisi morde anche e, direi soprattutto,  gli enti pubblici più vicini ai cittadini, e cioè i comuni, si ha bisogno di amministratori che vogliano restare fedeli al loro mandato di trasparenza e di erogazione di servizi utili alla città.
smartcityfuturoUn corretto monitoraggio del territorio, una capacità di intervento immediata e utile ad eliminare disagi e disservizi, l’ascolto dei cittadini e il dialogo con essi, spesso necessita di un’organizzazione di uffici e personale che non tutti i comuni sono in grado di permettersi.
E allora ? Allora bisogna aguzzare l’ingegno e cominciare a tirare dalla propria parte le nuove tecnologie informatiche e della comunicazione e, perché no, anche i cittadini.
I Social Network che, sia pure con qualche difficoltà, sono entrati nelle prassi di utilizzo quotidiano delle aziende italiane, stentano ancora a far breccia tra le mura delle nostre istituzioni territoriali.
In fondo c’è da capire la difficoltà di enti da sempre abituati più al “parlare” che “all’ascoltare” che di punto in bianco si troverebbero a gestire una mole di “dialoghi” con i propri cittadini molto vasta.
Eppure si può fare utilizzando gli strumenti e gli accorgimenti giusti i Social Network, le tecnologie informatiche, la rete, i sistemi mobile e di geolocalizzazione, la cartografia on line, possono trasformarsi in breve da “problema” per l’ente in risorsa.
Del resto, cosa c’è di più naturale di un URP, o di un ufficio stampa che sposi le tecnologie 2.0 ? Non sono stati pensati per comunicare con i cittadini e con i media ?

Abbiamo parlato di questo a SMAU Milano 2013, ecco le slide presentate durante il mio workshop

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DiMichele Dell'Edera

Vedere il risultato, il primo passo per realizzare un sogno

occhibendatiSe oggi chiedessimo a un vecchio programmatore di disegnarci il processo di messa a punto di un software, di un progetto, ci direbbe: “Ok, quali saranno gli output da ottenere ?”.

In pratica ci chiederebbe di immaginarci, anzi di vedere qual è il risultato finale da ottenere. Attenzione, non “guardare al risultato”, che vorrebbe dire semplicemente prevediamo cosa vogliamo ottenere, ma “vedere il risultato”.

Cioè “vedere” con gli occhi della mente il risultato già ottenuto, il progetto realizzato, funzionante, e di successo.

Cosa spinge una persona, ad esempio, ad aprire un negozio ? La disperazione, l’ineluttabilità della vita, il fato, le circostanze ? Io penso che una persona che decide di intraprendere un’attività prova a rendere concreto un sogno, prova a rendere tangibile ciò che lo non è, prova a rendere reale ciò che può sembrare, razionalmente, un qualcosa di faticoso da raggiungere o, addirittura, quasi impossibile da realizzare.

Se ognuno di noi provasse a mettere in campo progetti partendo dal proprio essere razionale molto probabilmente ci troveremmo di fronte a un mondo arido e privo di innovazione.

L’uomo ha trasformato il mondo perché ha dato corpo ai suoi sogni. Immaginate che i fratelli Wright abbiano pensato in modo razionale al progetto di concedere all’uomo il privilegio di volare ?

Avrebbero pensato che forse volare sarebbe stato pericoloso, avrebbero pensato che se l’uomo è nato senza ali non sarebbe mai stato in grado di volare, avrebbero pensato che nessun oggetto sarebbe riuscito a sfidare la forza di gravità librandosi in volo sia pure sospinto da un motoreAvrebbero ceduto alla razionalità e quindi alla paura, alla tentazione forte di non lasciare il sicuro per l’insicuro.

Però loro, ancor prima di affrontare razionalmente gli aspetti tecnici del futuro velivolo hanno visto quel velivolo volare, vi sono saliti sopra, hanno volato e hanno visto i prati, gli alberi, le case diventare sempre più piccole… Quel volo loro lo hanno fatto, lo hanno vissuto prima ancora di cominciare a progettare e a costruire il primo aereo della storia in grado di staccarsi dal terreno.

Hanno immaginato il risultato, hanno immaginato il loro successo, l’output appunto ancor prima di aver iniziato a mettervi mano. Loro non avevano immaginato l’aereo, avevano immaginato di volare.

Dall’output, da quel sogno, si deve costruire, in una sorta di processo all’inverso, in una sorta di operazione di reverse engineering il nostro progetto concreto. E’ il vedere il nostro sogno realizzato che ci deve condurre alla costruzione dei percorsi e dei processi di realizzazione concreta di un progetto, non il contrario. Altrimenti la razionalità ci farebbe vivere il tutto come un costo, un peso, un ostacolo insormontabile e non come un investimento, un’avventura entusiasmante, una sfida da vincere.

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DiMichele Dell'Edera

Oltre quello che gli occhi vedono

oltrelosguardoCi siamo trovati qualche giorno fa a discutere sul caso concreto di un cliente che ci ha contattato per la realizzazione di un portale di e-commerce e quindi con lo staff tecnico e consulenziale ci siamo seduti al tavolo per discutere su come proporre al cliente questo strumento.

Il dubbio però che ci è subito balenato alla mente è stato: Ma siamo certi che dobbiamo proporre un strumento, cioè un software web-based in gradi di gestire un’attività di e-commerce ?

Il Cliente ci ha chiesto di realizzargli un oggetto con catalogo, carrello, bella grafiche, facilmente usabile, eccetera, uno strumento, appunto, oppure ci ha chiesto di “vendere on line” ?

Anche se, in apparenza, le due risposte possono apparire simili in realtà nascondono due verità completamente diverse: nel primo caso gli si consegnerebbe un strumento molto ben fatto, nel secondo caso gli si consentirebbe di avere successo.

Attenzione, non sto dicendo, che il primo strumento non sarebbe utile o non riuscirebbe a raggiungere, se opportunamente “usato”, il successo, sto dicendo che nel secondo caso, dal primo momento in cui si parte per il progetto concordato con il cliente, si avrebbe in mente la meta finale, la direzione da intraprendere, le tappe del percorso da seguire per raggiungere i risultati auspicati.

Tutta un’altra cosa. Nel primo caso avremmo guardato uno strumento e le sue funzionalità tecnologiche e gli accorgimenti necessari per farlo funzionare al meglio, avremmo confrontato altri strumenti similari realizzati anche nello stesso settore merceologico, ne avremmo anche cercato di studiare i segreti, la grafica, le modalità di indicizzazione, avremmo cercato, dopo, di realizzare un qualcosa di meglio.

Nel secondo approccio, invece non ci saremmo occupati in prima battuta dello strumento, o degli strumenti, ma avremmo provato a fare un esercizio: andare oltre quello che gli occhi vedono. 

Per fare ciò bisogna immaginare già il “vendere on line” del nostro cliente e ripercorrere a ritroso le tappe che hanno costruito quel successo:  la mentalità, la voglia , il sogno, tutto ciò che c’è stato dietro.

I nostri occhi forniscono spesso, anzi sempre, un’immagine da elaborare al nostro cervello alla nostra mente, in questo caso potremmo dire che deve essere la nostra mente a fornire ai nostri occhi una visione diversa.

E la storia sarà diversa.

Proviamo ad approfondire ?… Scrivimi !

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DiMichele Dell'Edera

Webstrategy: Sul web con un Ecosistema, un possibile caso

ecosistemaweb“Non è importante sapere dal cliente o chiedere al cliente come vuole affrontare la nuova avventura sulla rete o utilizzando i nuovi media, ma è importantissimo sapere dove il cliente vuole arrivare. In pratica quali sono i suoi obiettivi, quali sono le strategie aziendali per raggiungerli, che cosa l’azienda al suo interno e sul mercato  (quali strategie commerciali e organizzative) sta per mettere in campo per poter raggiungere tali obiettivi”.

Riprendo questo concetto espresso qualche post fa per scongiurare un errore di fondo che spesso facciamo quando vogliamo progettare una presenza su web di un’azienda e cioè quello di sederci a parlare di come dovrà essere il sito internet.

E’ come se, data la necessità di una cura, ci soffermassimo a discutere se è meglio prendere l’aspirina prima o dopo i pasti.

Partiamo dal cosa vogliamo fare e supponiamo che l’azienda che abbiamo di fronte voglia far emergere la propria capacità di seguire il cliente, di affiancarsi ad esso e di essere pronta ad aiutarlo nel cambiamento.

E’ chiaro che in un caso come questo l’azienda in questione “vende” sé stessa attraverso due concetti particolari: la propria filosofia aziendale che le consente di essere “diversa” dalle altre e le persone, coloro i quali, cioè, saranno in grado di affiancare il cliente e aiutarlo a puntare nella direzione che desidera e ad ottenere il cambiamento.

Diciamo che certamente il sito internet sarà il luogo dove i possibili interlocutori dell’azienda arrivano e “notano”, sentono a pelle la diversità, l’originalità e l’efficacia di ciò che gli si va a proporre. Notano la differenza, la respirano.

Il sito internet di quest’azienda quindi non sarà una vetrina di prodotti o un’elencazione di servizi, ma un luogo dove rimanere stupiti, dove scoprire punti di vista fino ad ora inesplorati e dove, si capisce con forza che quell’azienda “ha a cuore” i propri clienti. Dove viene fuori non tanto l’enunciazione del “chi siamo”, quanto la domanda “chi siete”, ci “piace” conoscervi per occuparci di voi.

Ma il sito internet dell’azienda non potrà essere isolato, dovrà essere “accompagnato” da un blog aziendale dove raccontare storie, dalle storie delle persone che “abitano” l’azienda e magari dai blog di queste persone con i riferimenti all’attività sui social network e il collegamento a quanto avviene nella loro rete sociale e in quella dell’azienda.

L’azienda avrà i suoi spazi di dibattito e relazione, su Facebook, su Twitter, su Linkedin, su Youtube, su Pinterest e i suoi spazi di condivisione della conoscenza su Slideshare.

Un ecosistema abitato, quindi, dove è bello vivere l’esperienza di esserci. Un’ azienda che promette il cambiamento non può che dimostrare il suo. 

DiMichele Dell'Edera

Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’ascolto

Two twin little sister girls whisper in earSe c’è una cosa nella vita di tutti i giorni che non sappiamo fare più, e che invece è di fondamentale importanza, è prestare attenzione a quello che gli altri dicono.

Ciascuno prova con il proprio “tono di voce” a coprire l’altro senza curarsi di quello che sta dicendo.

Siamo nell’era degli urlatori nonostante tutto riconduca, anche gli strumenti web 2.0, a una vita fatta di relazioni e non di sola comunicazione.

Quando ci si vuole divertire in un gruppo di persone e si vuole stimolare la capacità di ascolto (magari provate a farlo)dell’altro ci si mette in cerchio, spezzando a un certo punto questo cerchio. In quel punto si mette l’animatore del gioco che sussurra all’orecchio della persona alla sua sinistra (o alla sua destra) una piccola frase con l’impegno che questi sussurri alla persona al suo fianco la stessa frase. Il gioco consiste nel far arrivare questa frase così com’è partita all’ultima persona del cerchio, quella che si trova alla destra dell’animatore del gioco. A questo punto l’ultima persona ripete ad alta voce la frase. Non si è mai verificato un caso in cui la persona che chiude il gioco dica la frase esattamente come sia partita…

Un po’ partendo da questo gioco, ho provato su Facebook, a seguire delle discussioni partite da post con tematiche precise, ebbene dopo 10/20 post al massimo il tema della discussione è quasi totalmente cambiato o non ha avuto più alcuna attinenza con ciò che in partenza era stato scritto.

Questo vuol dire che siamo sempre più portati a dire il nostro punto di vista, piuttosto che ascoltare quello degli altri, o, addirittura a dire la nostra a prescindere dal fatto che gli argomento di partenza sia in qualche modo collegabile a quello è il nostro intervento.

Eppure l’ascolto è fondamentale. Perché per fare in modo che le idee, i progetti, i prodotti le proposte circolino, c’è bisogno di condividerle e farle condividere e per creare relazione c’è bisogno di conoscere il punto di vista di chi ci sta di fronte… E come fare a conoscere il punto di vista dell’altro se non ascoltandolo…

L’ascolto è la base di partenza per poter impostare in modo nuovo e adeguato la propria vita professionale e aziendale.

Per Contatti e approfondimenti non esitate a scrivermi:

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DiMichele Dell'Edera

Webstrategy: Ma un progetto per il web è un sito ?

businessonlineSe non dobbiamo partire sul web dal “come”,  cioè da quali strumenti dobbiamo usare, allora vuol dire che dovremo porci la domanda del “dove” vogliamo arrivare e cioè “voglio sbarcare con la mia azienda su internet per… ” e cioè ancora, domanda fondamentale: “perché voglio sbarcare con la mia azienda su internet ?”.

Per riposizionare il mio brand, per avere una presenza istituzionale, per migliorare la percezione che i miei clienti hanno della mia azienda o dei miei prodotti, per vendere, per aprire un nuovo mercato, per trovare nuovi clienti attraverso un attività di relazione on line.

Diciamolo subito, non si arriva ad utilizzare internet come canale aziendale sempre e comunque allo stesso modo, utilizzando gli stessi strumenti, per cui non è detto assolutamente che il “sito internet” inteso nel senso tradizionale del termine sia per forza la strada da seguire.

Ad esempio è ben diversa la progettazione di un sito pensato per essere “immagine istituzionale” dell’azienda da un sito che diventa un canale di vendita, un sito dove i clienti possono acquistare direttamente i prodotti e i servizi che l’azienda propone.

Altro aspetto di cui tenere conto è che pensare oggi che con un sito si sia “presenti” su internet è un altro mito da sfatare. Oggi su internet dobbiamo, per forza di cose, parlare di “ecosistema aziendale” su web. Cioè un insieme di presenze che contribuisce a rafforzare e a “garantire” la presenza dell’azienda sulla rete.

Se per il sito istituzionale forse, e sottolineo forse, potrebbe bastare una presenza on line del sito con il dominio dell’azienda e una buona attività di SEO (con tutti i limiti della SEO di cui ho parlato in precedente post) e, magari, auspicabilmente, una buona presenza con una pagina Fan su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se dobbiamo pensare a un sito per la vendita allora le cose cambiano perché, insieme al sito di e-commerce va dispiegata sulla rete una vera e propria forza vendite aziendale, che svolga la sua attività di supporto alla vendita e di vendita, attraverso tutta una serie di strumenti da mettere in campo.

Un sito di e-commerce è il luogo di “atterraggio” dell’attività che l’azienda svolge on line. Vuol dire che l’azienda deve programmare  bene: obiettivi di vendita, strategie, politiche di prezzo, studio della concorrenza on line, ipotizzare come differenziarsi, scegliere gli strumenti, mettere in campo una squadra preparata a questo tipo di attività.

E’ chiaro che la piattaforma di vendita dovrà essere semplice da utilizzare, deve essere “disegnata” per mettere in risalto ciò che effettivamente vogliamo mettere in risalto, consentire interazione con i clienti, consentire facili modifiche anche di impaginazione dei prodotti in vendita, delle offerte, di eventuali scontistiche, di coupon da compilare, di strumenti di fidelizzazione della clientela eccetera, eccetera.

Tutto intorno, appunto nell’ecosistema aziendale, ci devono essere strumenti social in grado di sostenere l’attività di vendita e di engagement, un blog in grado di sostenere “il racconto” di prodotti e servizi, di eventuali esperienze da parte di clienti, di notizie utili, la partecipazione a community o a gruppi nei quali si discute di temi vicini ai prodotti e ai servizi che si mettono in vendita, capacità di ascolto ed empatia da parte di chi lavora all’attività di engagement, una organizzazione aziendale in grado di rispondere velocemente sia nell’evasione degli ordini e nelle richieste dei clienti, sia nella parte di assistenza post vendita al cliente stesso. Inutile dire che bisogna saper gestire anche le situazioni di “crisi” con il cliente e le sue eventuali lamentele “pubbliche”.

Ne parleremo approfonditamente anche in qualche prossimo post, ma, per quanto riguarda l’organizzazione, ormai non si può neanche più pensare che i dati e i contatti che si sviluppano attraverso il web possano essere gestiti, per così dire, a mano.

Ecco perché nell’ecosistema aziendale on line bisognerà cominciare a pensare a: un CRM, un sistema di E-mail marketing, un luogo dove raccogliere i dati dei contatti e delle relazioni social, un luogo dove condividere per valutare eventuali Lead generatisi on line ecc. ecc.

Ecco, oggi, sbarcare su web è un’operazione complessa che, per portare risultati, deve essere gestita professionalmente senza tralasciare alcun particolare.

 

Per ulteriori info:

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DiMichele Dell'Edera

Webstrategy: Forse prima del “come” sarebbe meglio conoscere il “dove” (o il “cosa”)

webstrategySpessissimo, anzi, quasi sempre ci si trova di fronte a imprese che chiedono un supporto per iniziare la loro avventura di comunicazione, vendita on line o di marketing sulla rete partendo già dal “come” e cioè, quando le incontri, la prima cosa che ti viene detto è: “Sa ho bisogno di un sito internet”, oppure “ho bisogno di una campagna Adwords”, oppure ancora “ho bisogno di una pagina Facebook”.

Uno degli errori più gravi che un consulente, una web agency, una persona che dice di occuparsi di comunicazione può commettere è rispondere: “Ok, come la facciamo sto sito internet“, oppure “come ci muoviamo su Adwords, con che parole ?“, oppure ancora “ok, come la chiamiamo ‘sta pagina fan ?“.

In pratica il consulente in quel momento è preso dalla “sindrome del cameriere“, cioè immagina sé stesso davanti al cliente con giacca bianca e papillon, menù e blocchetto per prendere gli ordini.

Niente di più sbagliato.

Ho già detto più volte che una delle cose fondamentali per poter rispondere ai propri clienti è la capacità di ascolto. In questo caso direi di più: “non è importante sapere dal cliente o chiedere al cliente come vuole affrontare la nuova avventura sulla rete o utilizzando i nuovi media, ma è importantissimo sapere dove il cliente vuole arrivare. In pratica quali sono i suoi obiettivi, quali sono le strategie aziendali per raggiungerli, che cosa l’azienda al suo interno e sul mercato  (quali strategie commerciali e organizzative) sta per mettere in campo per poter raggiungere tali obiettivi”.

Conosciute le reali intenzioni ed aspettative del cliente un buon consulente consiglia e stabilisce con il cliente le strade per poter raggiungere gli obiettivi e i risultati desiderati.

E’ solo a quel punto che si stabilirà, ad esempio, se è più opportuno utilizzare un sito internet aziendale, un sito e-commerce, un blog, una pagina fan, una campagna Adwords, una campagna social, eccetera, eccetera.

O come quasi certamente sarà… un insieme di tutte queste cose e, forse, di molte altre ancora, come vedremo nei prossimi post.

Evitate quindi di scegliere il “come” prima del “dove” volete arrivare o del “cosa” volete ottenere e diffidate di chi si presta ad essere il “vostro cameriere”.

 

Per ulteriori approfondimenti non avete che da contattarmi:

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DiMichele Dell'Edera

Webstrategy: E se per un po’ pensassimo a un Temporary Manager ?

business toolsPer Temporary management si intende l’affidamento della gestione di un’impresa o di una sua parte a manager altamente qualificati e motivati, al fine di garantire continuità all’organizzazione, accrescendone le competenze manageriali già esistenti, e risolvendone al contempo alcuni momenti critici, sia negativi (tagli, riassestamento economico e finanziario) che positivi (crescita, sviluppo di nuovi business)…

Inizia così l’ampio paragrafo dedicato da Wikipedia al Temporary Management. In effetti, soprattutto all’estero, ma la cosa sta cominciando a prendere piede anche in Italia, le aziende, quando in difficoltà, o quando vogliono intraprendere nuove strade e sviluppare nuovi business, decidono di affidarsi temporaneamente a dei manager in grado di aiutarle in quella determinata fase e, allo stesso tempo, di trasferire al management e al personale interno la conoscenza sufficiente per poter poi camminare da soli.

Spesso si pensa che possa essere oggetto di Temporary Management solo un’attività gestionale o un’attività di alta strategia aziendale come può essere per esempio un attività di marketing puro o di riorganizzazione del personale, della logistica, dei costi aziendali ecc.

A pensarci bene, invece, potrebbe essere una cosa buona pensare al Temporary Management anche per attività più “semplici” (si fa per dire) come potrebbero essere attività di creazione di un canale sul web aziendale, di un canale di vendita on line, di un’attività di engagement, di comunicazione, di diffusione dei contenuti e quant’altro.

Come dicevo in qualche precedente post oggi è prioritario, utilizzare gli strumenti che la rete mette a disposizione, instaurare con i clienti una relazione, un rapporto di fiducia e di dialogo. In pratica riuscire a fare on line quello che si è normalmente abituati a fare nei propri uffici, nei propri negozi, nelle relazioni con i propri clienti.

Non è semplice dall’oggi al domani però improvvisarsi utilizzatori, anzi, protagonisti del web, ecco perché anche in questo campo l’aiuto di un Temporary Manager può essere utile a partire e a trasferire conoscenze e strategie utili a poter fare poi da soli.

 

Per ulteriori chiarimenti non esitare a contattarmi:

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