Archivio mensile settembre 2013

DiMichele Dell'Edera

Oltre quello che gli occhi vedono

oltrelosguardoCi siamo trovati qualche giorno fa a discutere sul caso concreto di un cliente che ci ha contattato per la realizzazione di un portale di e-commerce e quindi con lo staff tecnico e consulenziale ci siamo seduti al tavolo per discutere su come proporre al cliente questo strumento.

Il dubbio però che ci è subito balenato alla mente è stato: Ma siamo certi che dobbiamo proporre un strumento, cioè un software web-based in gradi di gestire un’attività di e-commerce ?

Il Cliente ci ha chiesto di realizzargli un oggetto con catalogo, carrello, bella grafiche, facilmente usabile, eccetera, uno strumento, appunto, oppure ci ha chiesto di “vendere on line” ?

Anche se, in apparenza, le due risposte possono apparire simili in realtà nascondono due verità completamente diverse: nel primo caso gli si consegnerebbe un strumento molto ben fatto, nel secondo caso gli si consentirebbe di avere successo.

Attenzione, non sto dicendo, che il primo strumento non sarebbe utile o non riuscirebbe a raggiungere, se opportunamente “usato”, il successo, sto dicendo che nel secondo caso, dal primo momento in cui si parte per il progetto concordato con il cliente, si avrebbe in mente la meta finale, la direzione da intraprendere, le tappe del percorso da seguire per raggiungere i risultati auspicati.

Tutta un’altra cosa. Nel primo caso avremmo guardato uno strumento e le sue funzionalità tecnologiche e gli accorgimenti necessari per farlo funzionare al meglio, avremmo confrontato altri strumenti similari realizzati anche nello stesso settore merceologico, ne avremmo anche cercato di studiare i segreti, la grafica, le modalità di indicizzazione, avremmo cercato, dopo, di realizzare un qualcosa di meglio.

Nel secondo approccio, invece non ci saremmo occupati in prima battuta dello strumento, o degli strumenti, ma avremmo provato a fare un esercizio: andare oltre quello che gli occhi vedono. 

Per fare ciò bisogna immaginare già il “vendere on line” del nostro cliente e ripercorrere a ritroso le tappe che hanno costruito quel successo:  la mentalità, la voglia , il sogno, tutto ciò che c’è stato dietro.

I nostri occhi forniscono spesso, anzi sempre, un’immagine da elaborare al nostro cervello alla nostra mente, in questo caso potremmo dire che deve essere la nostra mente a fornire ai nostri occhi una visione diversa.

E la storia sarà diversa.

Proviamo ad approfondire ?… Scrivimi !

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DiMichele Dell'Edera

Webstrategy: Sul web con un Ecosistema, un possibile caso

ecosistemaweb“Non è importante sapere dal cliente o chiedere al cliente come vuole affrontare la nuova avventura sulla rete o utilizzando i nuovi media, ma è importantissimo sapere dove il cliente vuole arrivare. In pratica quali sono i suoi obiettivi, quali sono le strategie aziendali per raggiungerli, che cosa l’azienda al suo interno e sul mercato  (quali strategie commerciali e organizzative) sta per mettere in campo per poter raggiungere tali obiettivi”.

Riprendo questo concetto espresso qualche post fa per scongiurare un errore di fondo che spesso facciamo quando vogliamo progettare una presenza su web di un’azienda e cioè quello di sederci a parlare di come dovrà essere il sito internet.

E’ come se, data la necessità di una cura, ci soffermassimo a discutere se è meglio prendere l’aspirina prima o dopo i pasti.

Partiamo dal cosa vogliamo fare e supponiamo che l’azienda che abbiamo di fronte voglia far emergere la propria capacità di seguire il cliente, di affiancarsi ad esso e di essere pronta ad aiutarlo nel cambiamento.

E’ chiaro che in un caso come questo l’azienda in questione “vende” sé stessa attraverso due concetti particolari: la propria filosofia aziendale che le consente di essere “diversa” dalle altre e le persone, coloro i quali, cioè, saranno in grado di affiancare il cliente e aiutarlo a puntare nella direzione che desidera e ad ottenere il cambiamento.

Diciamo che certamente il sito internet sarà il luogo dove i possibili interlocutori dell’azienda arrivano e “notano”, sentono a pelle la diversità, l’originalità e l’efficacia di ciò che gli si va a proporre. Notano la differenza, la respirano.

Il sito internet di quest’azienda quindi non sarà una vetrina di prodotti o un’elencazione di servizi, ma un luogo dove rimanere stupiti, dove scoprire punti di vista fino ad ora inesplorati e dove, si capisce con forza che quell’azienda “ha a cuore” i propri clienti. Dove viene fuori non tanto l’enunciazione del “chi siamo”, quanto la domanda “chi siete”, ci “piace” conoscervi per occuparci di voi.

Ma il sito internet dell’azienda non potrà essere isolato, dovrà essere “accompagnato” da un blog aziendale dove raccontare storie, dalle storie delle persone che “abitano” l’azienda e magari dai blog di queste persone con i riferimenti all’attività sui social network e il collegamento a quanto avviene nella loro rete sociale e in quella dell’azienda.

L’azienda avrà i suoi spazi di dibattito e relazione, su Facebook, su Twitter, su Linkedin, su Youtube, su Pinterest e i suoi spazi di condivisione della conoscenza su Slideshare.

Un ecosistema abitato, quindi, dove è bello vivere l’esperienza di esserci. Un’ azienda che promette il cambiamento non può che dimostrare il suo. 

DiMichele Dell'Edera

Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’ascolto

Two twin little sister girls whisper in earSe c’è una cosa nella vita di tutti i giorni che non sappiamo fare più, e che invece è di fondamentale importanza, è prestare attenzione a quello che gli altri dicono.

Ciascuno prova con il proprio “tono di voce” a coprire l’altro senza curarsi di quello che sta dicendo.

Siamo nell’era degli urlatori nonostante tutto riconduca, anche gli strumenti web 2.0, a una vita fatta di relazioni e non di sola comunicazione.

Quando ci si vuole divertire in un gruppo di persone e si vuole stimolare la capacità di ascolto (magari provate a farlo)dell’altro ci si mette in cerchio, spezzando a un certo punto questo cerchio. In quel punto si mette l’animatore del gioco che sussurra all’orecchio della persona alla sua sinistra (o alla sua destra) una piccola frase con l’impegno che questi sussurri alla persona al suo fianco la stessa frase. Il gioco consiste nel far arrivare questa frase così com’è partita all’ultima persona del cerchio, quella che si trova alla destra dell’animatore del gioco. A questo punto l’ultima persona ripete ad alta voce la frase. Non si è mai verificato un caso in cui la persona che chiude il gioco dica la frase esattamente come sia partita…

Un po’ partendo da questo gioco, ho provato su Facebook, a seguire delle discussioni partite da post con tematiche precise, ebbene dopo 10/20 post al massimo il tema della discussione è quasi totalmente cambiato o non ha avuto più alcuna attinenza con ciò che in partenza era stato scritto.

Questo vuol dire che siamo sempre più portati a dire il nostro punto di vista, piuttosto che ascoltare quello degli altri, o, addirittura a dire la nostra a prescindere dal fatto che gli argomento di partenza sia in qualche modo collegabile a quello è il nostro intervento.

Eppure l’ascolto è fondamentale. Perché per fare in modo che le idee, i progetti, i prodotti le proposte circolino, c’è bisogno di condividerle e farle condividere e per creare relazione c’è bisogno di conoscere il punto di vista di chi ci sta di fronte… E come fare a conoscere il punto di vista dell’altro se non ascoltandolo…

L’ascolto è la base di partenza per poter impostare in modo nuovo e adeguato la propria vita professionale e aziendale.

Per Contatti e approfondimenti non esitate a scrivermi:

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