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DiMichele Dell'Edera

Identità e Comunità, la forza di un brand

Fino a qualche tempo fa, spero non accada più, ogni aspetto di un progetto digitale e non solo era elaborato a parte e per suo conto.

Il Business Plan, se c’era, il brand (quasi sempre un marchio… un disegno), il design del sito (qualche volta riprendente i colori del logo o poco più), il content management system, le foto dei prodotti e così via…

Oggi non si può non pensare a un progetto come qualcosa di unico e ogni sua parte non come un qualcosa di isolato, ma come parte integrante del progetto stesso e con un ruolo specifico all’interno dell’ecosistema che si va a mettere in campo.

Proviamo a soffermarci sul brand. Cos’è e come ci si arriva l’ho già spiegato sul blog “Strategie di Ecommerce” per cui se volete approfondire non avete che da cliccare qui.

Oggi però voglio approfondire l’aspetto del ruolo che il brand può avere nel creare una comunità attorno all’azienda o al prodotto/ servizio che rappresenta.

Se il brand ha una sua “personalità” creerà facilmente attorno ad esso quella community di clienti che lo apprezzano perché un buon prodotto (azienda), ma anche che aspirano ad acquistarlo perché possedere quel prodotto è simbolo: o di professionalità, o di far parte di una certa categoria di persone, o di gente che se ne intende, o di gente sportiva e così via. Uno status symbol insomma.

In pratica il brand di prodotto o di azienda “iscrive” d’ufficio, se così possiamo dire, il cliente, il suo possessore a una comunità, a un’ élite, a un club esclusivo.  Un brand senza identità, senza una sua forte riconoscibilità, non potrà essere ricordato, non potrà scolpirsi nella mente di chi lo acquista.

Quando andremo a progettare un brand per l’azienda o la linea di prodotti che stiamo mettendo su, dobbiamo quindi pensare a un brand che abbia una sua identità.

Identità che sarà data dal suo disegno riconoscibile in tutte le possibili variabili cromatiche, magari semplice, pensate a Nike… un baffo… anzi “il baffo” ormai. Dietro al disegno però ci devono essere: la bontà del prodotto/servizio, la sua riconoscibilità, le persone che lo producono, le persone che lo utilizzano, l’idea di creare una community attorno ad esso, l’idea che chi lo usa “è differente”…

L’identità del prodotto quindi rafforzerà l’identità del cliente, lo renderà più importante, più riconoscibile, più efficiente…

Se un brand non trasferisce senso di appartenenza non sarà un brand. Immaginiamo Apple, la Vespa, la BMW, l’Alfa Romeo, eccetera. Non sono solo prodotti, sono una community che si distingue da tutte le altre dello stesso tipo. Un utilizzatore di MAC marcherà la sua differenza, un “alfista” difficilmente guiderà una macchina con un altro brand, e così via. (da Strategie di Ecommerce di ieri)

(i marchi citati sono registrati dai rispettivi proprietari)
DiMichele Dell'Edera

Ok, ci siamo, arriviamo sui social e la nostra organizzazione è centralizzata

Se dopo esserci posti un po’ di domande, abbiamo preso la decisione di utilizzare i social network per far conoscere meglio la nostra azienda e i nostri prodotti abbiamo alcune cose da fare…

Come prima cosa certamente dobbiamo identificare chi sono le persone da far entrare nel team che segue l’azienda sui social e quali persone potrebbero essere utili al team stesso, ad esempio:

  • Blogger, persone avvezze al digitale, leader, campioni, personaggi influenti, persone in grado di operare con empatia…

C’è da catalogare tutte le attività social già in qualche modo messe in atto in azienda:

  • Si lavora già con i social ? Chi ? Come ? Dove ?

Quali sono i punti di forza del team:

  • C’è comunicazione nel team ? Il reparto IT è efficiente ? La cultura del management è orizzontale ?

Bisogna valutare valutare le debolezze del team, ad esempio:

  • Scarsa comunicazione interna, non esiste un gruppo PR, non esiste una strategia per il mobile, ecc.

Ponendoci alcune domande:

  • A quali canali dobbiamo rivolgerci e perché ?
  • Con quali piattaforme iniziare la sperimentazione ?
  • Quali strumenti per il monitoraggio dell’attività ?
  • Esiste un CRM, una piattaforma con cui integrare le informazioni ?
  • Come dividere il lavoro ?
  • Come adeguare l’attività di PR ?
  • Qual è il budget a disposizione ?

Fatte queste premesse, ipotizziamo, di aver scelto, come dicevamo in qualche post precedente, di organizzarci per l’attività social e di averlo fatto pensando a un’ Organizzazione centralizzata, cioè “guidata e supervisionata dall’alto” in azienda:

In questo modo avremo:

  • Un completo controllo del messaggio che andrà fuori dall’azienda
  • Un completo controllo dell’informazione
  • Un completo controllo dell’esecuzione di quanto pianificato
  • Il pieno controllo dei dati relativi ai social
  • Una collaborazione semplificata in quanto il team è eterodiretto

Organizzazione centralizzata potrebbe presentare queste difficoltà:

  • Tutta la pianificazione deve essere creata da zero e a livello centralizzato
  • L’organizzazione centralizzata tende a burocratizzarsi e quindi a rallentare. Questo in un ambito come il web 2.0 dove l’efficacia di un’attività si misura in tempo reale potrebbe essere un problema
  • I toni dei messaggi sono meno spontanei proprio perché non prodotti dalla persona che effettua la pubblicazione, ma dal management dell’azienda.
  • Quest’ultimo aspetto, ovviamente, sui social network può essere un problema
  • L’interazione con possibili interlocutori e lead potrebbe non essere immediata

Contattami se hai qualche domanda o qualche dubbio:

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Ti consiglio di visitare anche “Strategie di Ecommerce”

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